Recensioni

Credo sia pacifico che questa cosa dei progetti collaterali sia sfuggita di mano ai più, a prescindere dal valore o dal senso di questo o quel progetto, questo o quel disco. Ne è segno anche il presente Vive La Void, album d’esordio dell’omonimo progetto in quota Moon Duo, versante femminile. È infatti Sanae Yamada a smarcarsi temporaneamente dal sodale Ripley Johnson e celarsi dietro la sigla Vive La Void, per un disco omonimo scritto e registrato nei ritagli di tempo lasciati dalla sigla principale. E che suona, indovina..indovina?, esattamente come ci saremmo aspettati suonasse il disco della metà “elettronica” del duo in questione.
Stratificazioni di synth per ambientazioni notturne, ora dal taglio cinematografico, ora propedeutiche alla meditazione, quasi sempre settate su un ipnotico midtempo e capaci di svolazzare via come se fossero eteree o sospese in uno spazio-tempo a parte. Ossessività e minimalismo, reiterazione e circolarità, syntheticità e carpenterismo a go-go, Suicide in salsa krauta e sprazzi di kosmische che scivolano verso una sorta di shoegaze per visionari dello spazio, e una voce melodica eppure distante, eterea, quasi spettrale o fantasmatica: sono queste alcune delle coordinate su cui si fonda un disco coerente, ben architettato, anche eterogeneo nella limitatezza del perimetro sonoro, e che ha pure una sua sensualità di fondo. Nulla per cui strapparsi i capelli, ma ben congegnato e ben suonato, in grado di far muovere il culo così come di aprire abissi di riflessione. Oltre che di ribaltare l’assunto iniziale sui progetti collaterali.
Amazon
