Recensioni
Tutti Fenomeni
Arssalendo
Merce Funebre
Litania
-
Nicolò Arpinati
- 9 Febbraio 2020


Roma capitale d’Italia, ma anche capitale culturale del paese, ancora capace, nonostante la vivacità e l’europeismo di Milano, di far pesare ogni sua mossa sull’immaginario del resto della nazione. Così, anche un prodotto mediocre viene fatto passare per oro colato e persino incoronato da Noisey (la sezione musicale di Vice) come «il disco di cui l’Italia aveva bisogno», basta che si rivesta di velleità pseudo-intellettuali e un certo charme decadente che, da La Grande Bellezza, va per la maggiore nella descrizione della Città Eterna. L’altra faccia di questa malsana corsa a inseguire l’hype è il disinteresse condiviso verso uscite meno stereotipate e più coraggiose: così, mentre la maggior parte della stampa, specialistica e non, stava dietro a Tutti Fenomeni, quasi nessuno si è accorto dell’uscita del disco d’esordio di un altro giovane artista romano, Arssalendo, sponsorizzato dalla sempre attenta label concittadina White Forest Records. Nasce così l’idea di questo piccolo parallelo estetico, in cui il synth-pop (pretenzioso e) surrealista di Tutti Fenomeni trova un’inconsueta risposta nell’elettronica avanguardista e lirica di Arssalendo.
Realizzati insieme a Niccolò Contessa, i dieci brani (cui si aggiunge una breve introduzione che riprende Chopin, quasi a preludere il continuo scambio tra cultura alta e popolare che caratterizza tutta l’opera, vedi il “farfallone amoroso” posto all’inizio di Hikmet) di Merce Funebre ci consegnano un Giorgio Quarzo Guarascio decisamente diverso (e molto più prevedibile) rispetto a quello conosciuto con i singoli più vicini al rap o le collaborazioni con i Tauro Boys: anzi, il risultato di questo sforzo produttivo congiunto tra Contessa e Tutti Fenomeni suona esattamente come l’anello di congiunzione tra I Cani e Pop X. Dai primi eredita le memorabili aperture melodiche e i riferimenti colti, dal secondo invece la tendenza a suoni midi da autoscontro e/o piano-bar, e un certo gusto per le associazioni di pensiero nonsense o addirittura dadaiste.
L’ombra di Battiato aleggia su buona parte del lavoro ed emerge chiaramente nella spiritualità dozzinale di Filosofia, oltre che nei momenti in cui Giorgio Guarascio storpia le lingue straniere (inglese, tedesco) e in una Metabolismo che campiona l’artista siciliano in apertura, ma Merce Funebre sa rileggere alla perfezione anche quel romanticismo distorto e incerto, sempre al limite della misoginia, di tanto it-pop (Reykjavik) o rielaborare, proprio in chiave it-pop, anche le suggestioni disincantate e idiosincratiche di realtà romane meno celebri e più disturbanti come i Bobby Joe Long’s Friendship Party (nel singolo Trauermarsch). Soltanto maschere (come esplicitato in Diabolik) che Tutti Fenomeni indossa mentre declama, con fare tra l’ironico e il serafico, banalità dolorosamente vere («dal punto di vista culturale almeno l’Italia è già fallita») alternate a esibizioni di spocchia che si vorrebbero simpatiche, ma risultano solo patetiche («Mi sono prostituito. Se non ti spogli non puoi dare l’esempio»). Nel mezzo, poi, anche qualche verità, di riflesso, dà le giuste dimensioni dell’intero progetto: «L’unica filosofia che studi sono i milioni in banca di Jovanotti». (6.0)
Autore, nel duo Sinicuichi (insieme al collega Olbos), dell’ottimo bignami di dub elettronico e futurista, uscito a fine dicembre, Neurodanza, Arssalendo (attivo anche con l’alias Erma) è volto noto dell’underground romano contemporaneo e questo debutto, intitolato Litania, esce infatti per un’etichetta che è abbastanza una sicurezza: la White Forest Records di Capibara distribuisce l’opera in free-download tramite il suo Bandcamp, e proprio il producer autore di Gonzo e Omnia pare essere, con la sua estetica onnivora e un cristallino sound post-rave, un valido e importante punto di riferimento. Litania non ha l’orecchiabile immediatezza di Merce Funebre, ma immagina un pop elettronico e sperimentale, in costante equilibrio tra strumentali d’avanguardia ed efficaci testi ermetici. L’idm riverberata e psichedelica con cui si applica nei Sinicuichi torna giusto in I3a77a, per il resto l’album muove su coordinate strettamente personali e innovative. Se, per esempio, la nenia spigolosamente hd di Ni Mon suona non così aliena, l’emo-punk pointillistico di No Min è qualcosa di assolutamente inedito (e lascia il passo a un altro omaggio a Lorenzo Senni, Sar-Inge, questa volta in chiave bass). La lezione dell’hardcore britannico torna anche nell’ibrido tra beat grime e sintesi granulare di Nopro, ma il vertice indiscutibile del disco è la spettacolare chiusura con Animale, cantautorato digitale traslucido ed emotivamente straziante. La miglior conclusione possibile per un lavoro che davvero esprime sincerità e urgenza espressiva. (7.2)
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