Recensioni

7.1

Per essere un disco pensato non per piacere (ma per disgregare e riconnetterci in solidarietà), come recitano le note, ATØ è in realtà un disco che piace eccome: lo dimostra il bell’otto racimolato su Pitchfork e lo dimostra soprattutto una facilità di ascolto, un’orecchiabilità quasi, impensabile solitamente per i lavori con una matrice HD così marcata. Sì, perché il sophomore-album di Ziúr prosegue nel declinare le istanze politicizzate dell’esordio, ma sceglie di farlo con un abito straordinariamente technicolor: meno marziale e apocalittico rispetto al già interessantissimo U Feel Anything?, questo nuovo lavoro della producer berlinese propone quella che si potrebbe definire un’originale (e necessaria) versione dance-pop del suono HD, una musica che potrebbe essere sparata a tutto volume nei centri commerciali di un futuro dove lo xenofemminismo è l’ideologia vincente, un’ideologia più solidale che ha sostituito lo spietato capitalismo dei nostri giorni.

La titletrack posta in apertura, così come il primo singolo I Vanish, tutto sussurri (“Now that I’m invisible/I’ll come for you harder”: una discreta dichiarazione d’intenti), battiti antigravitazionali e vetri infranti, è un riuscito collegamento tra le due opere che compongono la discografia di Ziúr: quasi una breve pausa di decompressione tra la quotidiana lotta per l’esistenza in questo sistema che non ammette imperfezioni e tende ad emarginare il diverso e l’inizio della notte in un club glitterato dove si celebrano “respect, human rights, love, intersectionality, change, pushing boundaries, bravery, critical thought, genuine support and curiosity” (sempre citando le note). I brani successivi immergono infatti l’ascoltatore in un tripudio sonico meravigliosamente catchy ed inclusivo, gioioso e battagliero: in It’s Complicated all’artista riesce, facile e praticamente al primo tentativo, quel mix tra ritmi del mondo (afro-latini per l’occasione), minacciose atmosfere industrial e scansioni UK-hardcore che Fatima Al Qadiri cerca di perfezionare, senza riuscirci, sin dal debutto; mentre Fancy Headbag, Broken Zipper e Catch Me Never suonano massicce e storte, ma anche trascinanti. I due featuring dell’album arricchiscono ulteriormente la tavolozza sonica: Samantha Urbani (già collaboratrice, oltreché ex compagna anche nella vita, di Blood Orange) offre la propria sensuale voce nel vellutato pop-soul elettronico di All Lessons Unlearned, invece F.O.E. insieme alla rapper del New Jersey Ash B è un fantastico inno grime contro le false amicizie, forse la traccia più efficace dell’intero lotto.

Pur calando un poco sul finale (ma merita una citazione anche la breve e ottima Life Sick in cui Ziúr sfoggia una presenza vocale sì eterea, ma anche assai fascinosa), ATØ conferma e addirittura supera le buone impressioni suscitate del suo predecessore, consegnandoci un’autrice che non è più permesso sottovalutare.

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