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Bisogna partire da due idee per presentare Traxx – The House That Garage Build, due pensieri strettamente legati tra loro: il primo è che davvero si può affermare come principio base che non sempre il nuovo è davvero nuovo, molto spesso il nuovo è ripescaggio, rielaborazione del passato; il secondo è che una compilation dovrebbe servire a sintetizzare un tempo musicale, a marchiare con la cera lacca un punto, un genere, una moda musicale, e per farlo deve cercare di essere più consapevole possibile. Il concept della compilation in uscita su Needwant è chiaro e dichiarato fin dal titolo: si ripete e si ricrea l’atmosfera che generò l’ondata garage nel Regno Unito a metà degli anni Novanta. Si parte dal Jersey sound inventato da Tony Humpfries e Todd Edwards intorno al ’93 e si rielabora tutto in chiave house. Nel disco non c’è un pattern “cassa frusta” perché parliamo della prima ondata garage, quando ancora la sezione ritmica derivava da un solido 4X4 e il lavoro era fatto sui synth marcatamente soul&gospel e sul basso ovattato. Da non confondere con il basso Roland, qui poco presente.

Si potrebbe bollare il tutto come un’operazione nostalgia ma sarebbe un errore: nelle 16 tracce, tutte appartenenti alla fine del 2012 e l’inizio 2013, c’è il meglio del meglio del suono che si balla in questo momento nel Regno Unito, vera e propria heavy rotation trasmessa e ritrasmessa da tutte le radio U.K. (Rinse FM su tutti). Sono presenti i Disclosure con Boiling, il loro pezzo più marcatamente jersey; fa capolino George Fitzgerald from Hotflush Records con quella Child suonata e risuonata da ogni dj; si affaccia il duo London made Dusky (Flo Jam) e timbra il cartellino Breach con quello che è stato il tormentone dance brit di tutto l’autunno scorso (You Wont  find love Again), tra l’altro ancora suonatissimo. Di contorno altri nomi suonatissimi come i Munich youngsters Rhode & Brown  o quel Michael Dodman in arte Huxley (Can’t Sleep) vero e proprio garage lover – già presente sulla Rinse21 firmata T.williams e vicino all’orbita Rob Da Bank – che, in coabitazione con Maya Jane Cole e il suo Dj Kicks, è considerato il precursore di questo nuovo genere chiamato/richiamato house-garage.

Needwant (label londinese di chiara impronta house) centra un 10/10 dalla fossa olimpica e, dopo le fortunate produzioni di Mario Basanov e la fortunatissima serie Future disco, sfiora il senso di perfezione che una compilation dovrebbe avere, secondo i comandamenti biblici dettati dall’Hornby di Alta Fedeltà.

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