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6.5

Fin dal titolo (“Cole” sta per Zachary Cole Smith?), Cole Drives To Fast dei Yellow Traffic Light sta ai DIIV come Ho picchiato la testa (Ottavo Padiglione) stava agli Housemartins, come Casalingo (Bugo) stava a Beck, come Il Cielo (Karma) stava agli Alice In Chains o, per buttarci nel nazional-popolare anni novanta, come Io Sono Io (Daniele Groff) stava agli Oasis e La Fabbrica di Plastica (Grignani) stava ai Radiohead di The Bends. Sarebbe assolutamente inutile lanciare una crociata verso questo tipo di operazioni, sia perché rientrano in dinamiche intrinseche nelle genesi artistiche (e nell’evoluzione musicale tout court), sia perché – nonostante netti passi in avanti – la musica italiana non ha mai brillato per prontezza nel saper captare le proposte più fresche che arrivavano fuori dai confini nazionali. Cole Drives To Fast era contenuta in To Fade At Dusk, ottimo quattro tracce che – ancora più del precedente EP Dreamless – era riuscito a far puntare i riflettori dell’indie italico in direzione Torino, città natia della band guidata da Jacopo Lanotte. Per quanto coinvolgente sia Cole Drives To Fast, fortunatamente i piemontesi non sono semplicemente un clone della band di Oshin e a dimostrarlo pensa Worlds Within Walls, primo full-length pubblicato da quella che a conti fatti può essere considerata la Captured Tracks italiana, ovvero WWNBB (Be Forest, Brothers In Law…).

Rimangono nel DNA le accelerazioni jangle-dream (e le camicie paisley) ma la palette si fa più ampia, arricchendosi con importanti pigmenti psichedelici, kraut e shoegaze, spostando le coordinate in un non-luogo che unisce i frammenti lisergici dei TOY alle distorsioni dei Ride. Tra i muri di riverberi si fa largo, di tanto in tanto, l’elemento magico, quello surreale, inaspettato e in un certo senso esotico: il giapponese. Troviamo infatti sprazzi di lingua nipponica nel titolo Flower of Yūgao, in Fukuoka no Future alternato all’inglese e nei passaggi in spoken di Stargazer, che di volta in volta caricano di tensione il brano confluendo verso una coppia di simil-ritornelli sguaiati e liberatori prima di sublimare in una lunga coda psych. Due note a margine: 1) nella conclusiva Merovingii si chiedono «Well… japanese boy can’t you understand?»; 2) World Within Walls è il titolo di un libro di Donald Keene sulla letteratura giapponese dell’era pre-moderna. Tornando su binari prettamente musicali, Care è forse il brano più vicino al pop nel suo essere sospeso tra chitarre vagamente Brian Jonestown Massacre e una formula strofa+chorus decisamente più coesa rispetto alla media del disco. Degne di citazione anche l’intelligente alternanza di momenti (quasi) solari e di esplosioni alt-rock di Sunset Mezzanine e le memorie sospese tra melodie brit e feedback granitici della più sostenuta Idles Heaviness.

Gli Yellow Traffic Light (uno dei quindici nomi italiani, insieme ai compagni di etichetta Weird Bloom, ad aver calcato un palco al SWSX di quest’anno) ci consegnano un opera prima che – nonostante contenga almeno un paio di tracce che non sfigurerebbero in una qualsiasi playlist con il meglio del guitar-pop del 2018 – non è privo di difetti e di potenziale inespresso. Il tempo per affinare la proposta con un taglio personale più marcato per fortuna non manca.

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