Recensioni

Il tanto atteso arrivo della primavera è una scusa perfetta per parlare di tre album indiepop di recentissima pubblicazione che ben si sposano al mood tipico della stagione del risveglio: VHS di CASTLEBEAT, Mostly Sunny dei FLOWERTRUCK e Changes dei VACATIONS (sì, tutti e tre i progetti sono schiavi di un caps lock d’ordinanza).

Partiamo dalla California (Irvine, nella Orange County), luogo di origine di Josh Hwang/CASTLEBEAT, ovvero uno dei tanti nomi bedroom-friendly usciti più o meno allo scoperto dal sottobosco di Bandcamp negli ultimi anni. Forte di un omonimo esordio lungo venduto piuttosto bene sulla piattaforma di Ethan Diamond, Hwang ha avuto modo di sviluppare ulteriormente il proprio suono allontanandosi dall’annoiato dreamgaze (Dreamgaze è anche il titolo della sua traccia più famosa) per abbracciare completamente un sound più dinamico e trascinante. Il risultato è VHS, secondo album pubblicato per la Spirit Goth che fin dal titolo (passando per i videoclip rétro e arrivando fino al supporto prediletto, la cassetta) esplica il contesto di riferimento dell’americano. L’iniziale Research non fa nulla per staccarsi dallo stereotipo, con un contagioso giro jangle, tappeti di synth dai contorni dreamy, un basso dritto figlio della stagione post-punk e una batteria (drum machine) secca, quasi monoritmica ma non ossessiva.

Buona parte delle dieci canzoni che compongono VHS partono dai medesimi elementi ma è comunque possibile rintracciare alcuni episodi particolarmente meritevoli: una Wasting Time (scelta giustamente come singolo) che condensa gusto pop, The Cure e memorie C86, il gioiellino upbeat Town e I Follow. Tre brani jangle-dream pop suonati con brio da un probabile fan di Captured Tracks (DIIV e Beach Fossils su tutti) e delle atmosfere surf-californiane dei primi The Drums. Si potrebbe discutere per ore su quanto questo tipo di guitar pop retro-nostalgico (che ha avuto il suo apice ad inizio decennio) abbia probabilmente fatto il suo tempo, ma si può tagliare corto dicendo che chi – come chi vi scrive – si ritiene amante di questi suoni non troverà in VHS davvero nulla da eccepire: il tutto è talmente ben progettato per rispettare i crismi di un certo tipo di immaginario che non può che risultare un ascolto a dir poco appagante.

Sorvoliamo l’Oceano Pacifico per approdare in Australia (Sydney), paese natio dei FLOWERTRUCK, band all’esordio lungo anch’essa jangle-oriented. Chiaramente, se si parla di jangle pop e Oceania, la mente vola all’istante al dunedin sound e alla Flying Nun Records o, rimanendo ai nostri giorni, alla contemporanea scena australiana composta dai vari Rolling Blackouts Coastal Fever, Goon Sax e Dick Diver. Come dimostrano con l’album d’esordio Mostly Sunny, i FLOWERTRUCK sono questo ma sono anche tanto altro e parte del merito va certamente al cantante Charles Rushforth, dotato di un estro che spazza via all’istante molti dei suoi colleghi più apatici. Esuberante, sovraeccitato e ironico, Rushforth è una vera e propria forza della natura capace di trasformare – coadiuvato da un intelligente uso dei cori – passaggi di canonico indie-pop in travolgenti motivi new wave (Comfort). La grana espressiva è quella che trent’anni fa scorreva nelle hit minori di un certo pop inglese ma di tanto in tanto possono aprirsi varchi temporali che portano diretti ai Talking Heads, ai Church o ai Modern Lovers. Come in VHS, anche in Mostly Sunny a colpire è l’abbondanza di ottime pop-song dal repeat facile quali, ad esempio, Falling Away con il suo ritornello austero (ma orecchiabile) a spezzare i ricordi Sarah Records o la midtempo Come Across (con tanto di tastiere dal sapore heartland). Per quanto frizzante e vivace sia la proposta degli australiani (in Falling Asleep si sfiora il punk), Rushforth & co dimostrano di sapersi adattare anche a situazioni più agrodolci (Dying to Hear) e malinconiche (All My Girlfriends Are Zeppelins).

Rimanendo nella terra dei canguri, torniamo a parlarvi anche dei Vacations. L’occasione è la pubblicazione del primo full-length intitolato Changes che, senza girarci troppo intorno, non fa altro che confermare quanto ascoltato nei due EP precedenti (Days e Vibes). Ripetiamo quindi quanto scritto in sede di recensione lo scorso anno: la band guidata da Campbell Burns parte dal jizz-jazz di Mac DeMarco per creare un «pastiche sonoro che invoca le spiagge e il lento sorseggiare interrotto da sporadici brindisi al sole», rievocando tanto i Real Estate quanto un “Morrissey assonnato” (Honey ad esempio). Dieci tracce attraversate da una nebbiosa indolenza che passa costantemente dal chill al lazy. Quando i giri sono quelli giusti (Moving Out e soprattutto Steady) la formula regge e coinvolge, un po’ meno quando si avverte un calo di ispirazione che spesso si tramuta in una componente melodica che sembra appoggiata senza troppa voglia in modalità random (Telephones).

Voti: VHS 7.0, Mostly Sunny 7.0 e Changes 6.7

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