Recensioni
The Mountain Goats
Through This Fire Across from Peter Balkan
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Carmine Vitale
- 9 Novembre 2025

Tagliare il traguardo del ventitreesimo album in studio è un risultato non scontato di questi tempi e che, inevitabilmente, spinge ad una riflessione ulteriore su percorso e prospettive. I Mountain Goats, nel corso della loro lunga carriera, ci hanno abituato a percepirli mai domi o appagati, se non sempre alla ricerca di un nuovo confine da superare, che sia nell’ampliamento dello spettro sonoro o nell’approfondimento di trame narrative – sempre ricche di riferimenti letterari – ordite da John Darnielle.
Con Through This Fire Across from Peter Balkan possiamo dire di essere approdati alla forma più magniloquente ed artisticamente forbita della band. L’album è concepito come un ambizioso ‘musical da camera’ dove a primeggiare è un metaforico e sibillino storytelling; Darnielle e soci racchiudono nelle dodici tracce del disco tutti gli atti di una rappresentazione dai contorni teatrali centrata sul tema del naufragio: una nave con sedici uomini a bordo affronta una tempesta terribile e solo tre sopravvivono, ovvero il narratore, il capitano Peter Balkan, e un terzo marinaio che in seguito scomparirà misteriosamente, lasciando gli altri due l’arduo compito di affrontare la sopravvivenza su un’isola in mare aperto, oscillando tra visioni mistiche, ricordi e allucinazioni.
L’album segue e ne ridisegna il profilo emotivo: dal preludio orchestrale (Overture), al viaggio (Fishing Boat), passando per la tempesta (Dawn of Revelation), fino alla rivelazione mistica e alla catarsi finale (Your Glow”, “Broken To Begin With). Con lo sguardo rivolto alle narrazioni epiche di naufragi e storie di mare, nel segno di Omero e Herman Melville, Through This Fire Across from Peter Balkan suona come un ammonimento, oltre che opportunità di riflessione su tempi che alimentano una forma sempre più radicale di alienazione: l’album esplora con minuzia di particolari quanto sia difficile mantenere la compassione quando tutto intorno crolla ma anche quanto sia importante avere fede in un sempre possibile e rinnovato inizio.
Inevitabile che, a tale densità di contenuti, corrisponda una pari dose di ampiezza sonora: in formazione subentra Cameron Ralston al basso, Tommy Stinson dei The Replacements è ospite d’onore in alcuni brani del disco mentre all’arpa di Mikaela Davis è affidato l’onere di far galleggiare sospesa tutta questa densità. Parliamo di un disco che ha messo da parte quell’imprinting lo-fi costruito su chitarre saettanti, a favore di un’atmosfera più eterea, distesa che trova riparo nel cantato rassicurante di Darnielle, scosso solo da improvvise ventate art-rock (Armies of the Lord) sempre funzionali ad una racconto capace di tramutare in pura messinscena sonora.
L’ultimo atto a firma Mountain Goats non si accontenta di dare continuità al progetto quanto segnare una piccola cesura: il suono, mai come prima, si fonde intrinsecamente alla letteratura perdendo un pizzico di immediatezza e richiedendo maggiore attenzione all’ascoltatore, qui membro attivo dell’equipaggio agli ordini del capitano Darnielle.
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