Recensioni

Un tempo, e molto probabilmente tuttora anche se la “scena” (o soltanto l’hype) sembra essersi dissolta, parte integrante della Italian Occult Psychedelia, torna il collettivo ruotante intorno alle figure dei fondatori Cristiano Coini e Edoardo Grisogani. Stavolta della partita sono anche Domenico Candellori alle percussioni, Alessio Beato a chitarra e bouzouki e Giuseppe Franchellucci al violoncello, oltre a Laura Agnusdei che partecipa con un featuring su Tessalonica, pezzo che inaugura l’album. Pezzo che mette subito in chiaro come il quartomondismo sia perno fondamentale per questo lavoro (e per l’universo sonoro della formazione, ovviamente): una iridescente selva percussiva che avvolge l’ascoltatore e lo intrappola all’interno di Memet.
Lo scossone etno-noise di Saltstraumeni, che inizia con una stravolta ripresa del Secondo coro delle lavandaie, tradizionale napoletano ripreso da Roberto De Simone/N.C.C.P. ne La gatta cenerentola e ultimamente da Mai Mai Mai come dagli OvO, mostra tutta la ferinità e la minacciosità dei mondi alieni che la formazione marchigiana va indagando, utilizzando reiterazione ipnotica e violenza sonora alla maniera del kraut primigenio, altro perno strutturale delle musiche dei Tetuan. Ipnosi che torna nella dimensione tra il cinematografico e l’ipnagogico di Rusalka Vampiro, tra percussività incessante e orienti lontani e immaginari.
Ipnosi che si dilata in modalità kosmische in Moana-nui-ka-lehua, finendo col divenire il terzo perno fondamentale intorno a cui ruota l’universo sonoro di un disco nato da una residenza artistica, sviluppato come una sorta di concept su “culti di civiltà forse mai esistite”, concepito e suonato come una sorta di portale spazio-temporale in cui i suoni della tradizione mediterranea si scontrano o uniscono coi synth made in Marche (come i farfisa o i logan degli anni ‘70) e che trova la quadra perfetta nella conclusiva, lunga suite Tarot De Psg che condensa il tutto, riprende il tutto, ci mostra il tutto.
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