Recensioni

È banale dire che la musica di Mai Mai Mai ruota intorno all’ossessione, alla ciclicità, alla trance, perché fondamentalmente è una riproposizione 2.0 dei canti e/o musiche rituali del Sud Italia? Beh, sì, ma nella realtà dei fatti è esattamente questo: un lungo, incessante, inarrestabile abbandonarsi alla potenza sciamanica della musica, alla sua essenza curativa e catartica, alla sua capacità di farsi tramite verso altre dimensioni, interiori come esteriori, messo però in scena con la sensibilità e la tecnologia dell’oggi. Quindi un continuo rincorrersi tra presente e passato, col secondo che riemerge nel primo, con l’arcaico passato, misterico e quasi insondabile, che si rifrange prismatico nelle musiche della contemporaneità, siano esse in forme industrial, techno, droning o quel che si vuole, creando (re)visioni di un passato presente e, insieme, una forma nuova di legame con quelle tradizioni e radici, attualizzato e imbastardito.
Probabilmente Rimorso è un punto d’arrivo per il percorso di MMM, un percorso che è anche concentrico – dopo la trilogia mediterranea (i dischi su Boring Machines e Yerevan) e il disco del 2019 dedicato al meridione d’Italia (Nel Sud…) – nel suo focalizzarsi sempre più sul rituale folklorico, sulle musiche e canti che li accompagnavano (fossero possessioni, iniziazioni o veglie funebri), su quell’insieme di riti spesso dalle origini incerte e perse nelle pieghe del tempo che colpirono tanti viaggiatori, specie inglesi, dei secoli scorsi, al punto da far parlare di “gotico meridiano” in merito alla fascinazione che quel mix stordente tra la luce accecante del sud della penisola e, insieme, appunto, i rituali quasi magici, incomprensibili, realisticamente fuori dal tempo potevano avere.
Rimorso, quindi, proprio per questa sua prospettiva popolare e “popolata” (di voci, presenze, ombre, ossessioni, paure), è anche un album collettivo, in cui a venire coinvolto, esattamente come per la materia trattata, è il vecchio e il nuovo, la tradizione di certe musiche di ricerca (Mike Cooper e Lino Capra Vaccina su tutti) e lo sperimentalismo più trasversale (Maria Violenza, Vera di Lecce, Nziria, ecc.), a dimostrazione di come certi lavori siano fortemente collettivi, condivisi e da condividere, al fine di toccare territori à la Jerusalem In My Heart, non tanto e non solo in Nostalgia, dove la presenza alla voce della cantante libanese Youmna Saba restituisce gli effluvi dell’ultimo Qalaq, quanto nell’approccio direi ideologico al clash tra tradizione e innovazione, elettronica e musiche tradizionali, che mi sembra l’obiettivo e il risultato più evidente di questo lavoro.
Nonostante si sia parlato poco di musiche in senso stretto in questa recensione (l’ossessione di Secondo Coro Delle Lavandaie con Maria Violenza e le eteree ma inquiete pieghe di Antiche Memorie con Capra Vaccina le preferite di chi scrive), in Rimorso – e decisamente at its best, senza che la precedente discografia di MMM ce ne voglia – l’artista italiano ha trovato la quadra con un disco che si pone in perfetto equilibrio in una posizione che nel sottobosco italiano da qualche anno in qua è trafficata da una serie di esperienze – cito Futuro Arcaico (e Folklore Elettrico, musicalmente parlando) e Canti Magnetici, solo per far due nomi più che meritevoli – con una visione di scavo e riattualizzazione molto simile a quella di MMM, e che probabilmente rappresentano la cosa più intrigante dai tempi della Italian Occult Psychedelia. Mettiamoci che il titolo si ispira a un testo di De Martino sul tarantismo come fattore sociale di un meridione stretto tra modernità e arcaico passato, e avremo la chiusura del cerchio di quelle riemersioni di cui si parlava in apertura.
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