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7.2

Dopo una breve escursione in territori elettronici con The Ascension e dopo aver messo in pausa l’opera magna di dedicare un disco a ogni Stato americano, Sufjan Stevens non fa un vero e proprio dietro front verso la sua abituale dimensione di abile liricista acustico, ma quasi. Questo A Beginner’s Mind è un progetto collaborativo, quindi forse da intendersi come una parentesi parallela alle esplorazioni usuali del menestrello di Detroit. Il partner di questa nuova fatica è il promettente Angelo De Augustine, compagno di etichetta e autore, con il suo Tomb, di un godibilissimo album country lo-fi. De Augustine, inoltre, è il partner ideale con cui rilassarsi in salotto e guardare bei film (B-Movie, Hollywood o horror-trash…), per poi discuterne, magari con una chitarra in mano.

Questa è infatti la genesi di A Beginner’s Mind, album che esplora il mezzo cinematografico, senza rifarsi alle atmosfere musicali dei film chiamati in causa. Stevens infatti non è un fan delle colonne sonore, sebbene la sua canzone più famosa Mystery Of Love sia posta nella scena conclusiva di Call Me By Your Name di Guadagnino. Eppure, come nella migliore tradizione lo-fi, il processo compositivo di questo nuovo lavoro ha previsto una stanza in Upstate New York, qualche amico e un po’ di VHS da guardare con una “beginner’s mind”, ovvero una mentalità aperta, senza preconcetti.

Il risultato sono 14 brani, ognuno di essi ispirato a un film particolare e incasellato in altrettante cartoline dream folk. Il sentimento generale è interessante, ma non sorprendente. Molti film invecchiano male. Nell’eterea synth folk Cimmerian Shade, ispirata al personaggio Buffalo Bill de Il Silenzio degli Innocenti, si utilizza la parola “autogynephilia”, ovvero quel processo pseudo-scientifico che liquida l’essere transgender a un semplice feticismo piuttosto che a un’identità di genere. «Fix it all, Jonathan Demme», cantano De Augustine e Stevens, invitando il regista a rettificare quello che forse ritengono un personaggio transfobico. Con un piede dalla parte della cancel culture e un altro nel territorio del divertissement tematico e musicale, il brano è ben inquadrato, complici anche un uso del falsetto cristallino e una chitarra pizzicata delicatamente.

Sono ben inquadrati anche il groove alt pop di Back To Oz e l’opener Reach Out. Quest’ultima, ispirata al classico di Wim Wenders Il Cielo Sopra Berlino, ne incorpora il romanticismo e, in pieno stile Simon & Garfunkel, perfeziona un arazzo di melodie vocali e arpeggi di chitarra in un crescendo che, strato dopo strato, aggiunge salsa a un condimento ad alto contenuto emotivo. Back To Oz, come ci si aspetterebbe da un brano ispirato alle avventure di Dorothy & co., lavora su un piano più psichedelico: nel misconosciuto seguito del Mago di Oz, Dorothy è creduta pazza dagli zii e sottoposta a terapie di elettroshock che la riportano nella Città di Smeraldo… con buona pace dei progressi fatti dalla psichiatria. Il groove del brano, comunque, è ben lucidato con voci che spaziano fra vari registri, tenuta lisergica di xilofoni e percussioni e assolo di chitarra elettrica alla George Harrison alla fine.

Altrove, si fanno notare Olympus, ballata ariosa ispirata al mito di Perseo (nella versione del film The Clash of The Titans) nella quale le voci di De Augustine e Stevens sono nettamente distinte e si prendono lo spazio che si meritano, e Fictional California, un affresco d’impressionismo country in cui il film tutto quarterback e cheer leaders Ragazze Nel Pallone viene preso fin troppo seriamente. Il fatto di avere due voci su registri alti (due Garfunkel e nessun Simon, per intenderci) è aggirato bene dai due cantautori, che non si accontentano di dare alla luce un album di musica da cameretta, ma diversificano lo stile dei brani in maniera opportuna. The Pillar of Souls e You Give Death A Bad Name, per esempio, rappresentano l’animo più cupo, riflessivo e solenne dell’album: gli accordi di chitarra vengono riverberati al massimo e sottolineati da colpi di percussioni profondi. In A Beginner’s Mind si passa con disinvoltura dal liricismo country folk a un gothic dream-pop che profuma molto di Cocteau Twins. E questo spaesamento è molto dolce alle orecchie dell’ascoltatore.

Registrato in un mese di rilassata reclusione, A Beginner’s Mind ha il pregio degli ottimi album, ovvero quello di poter essere fruito su vari livelli. C’è materiale per il nerd cinefilo che si divertirà a trovare tutti i riferimenti cinematografici, c’è materiale per l’amante delle architetture dream folk che misurerà con il righello la profondità degli arrangiamenti dei vari brani e c’è materiale per l’ascoltatore distratto, che si accorgerà della qualità del disco in qualche playlist di Spotify dedicata all’Acoustic Folk. Con queste premesse, non si può che apprezzare.

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