Recensioni

Nonostante non abbia reciso del tutto i legami col suono genericamente “chitarristico” e latamente “rock” – si vedano, ultime in ordine di apparizione, l’esperienza Sulla Lingua con Anthony Pateras e Riccardo La Foresta o l’ensemble Lolo col maliano del giro Rokia Traorè Mamah Diabatè – la via alla contemporanea sembra essere la stella del mattino di Stefano Pilia.
Un interesse, un gusto, una necessità le cui tracce si possono far risalire forse anche a prima di Spiralis Aurea ma di sicuro è con l’ottimo album del 2022 che si sono manifestate e materializzate al meglio, anche in sede live con una modalità ricombinatoria fatta di ensemble via via diversi, quello più stabile indubbiamente lo Spiralis Aurea Trio con Alessandra Novaga e Adrian Utley dei Portishead, che dimostrava molto del valore delle idee e delle composizioni del musicista italiano. E da quell’album riprende i passi Pilia, indagando nuovamente la dimensione del metafisico e del trascendentale con una musica realisticamente fuori dal tempo ma contemporaneamente per ogni tempo.
Accompagnato, al solito, da uno stuolo di musicisti che si muove organico e fluttuante, a seconda delle composizioni, in ensemble più o meno ampi – ricordiamo il sax di Laura Agnusdei, i flauti di Manuel Zurria, alcuni musicisti dell’Ensemble Concordanze, la Comunale di Bologna String Orchestra, ecc. – Pilia va di nuovo alla ricerca di una musica trascendentale, che aspiri al divino e alla dimensione spirituale in virtù di un certosino lavoro sulle concatenazioni numeriche, le possibilità geometriche, le interazioni tra realtà e astrattezza.
Caduta, circolarità, rinascita, frattali e reticoli sonori, ritualità, trascendenza, liturgia, devozione ma anche droni e oscillatori, chitarre e ance, corde e legni; c’è un quantitativo di rimandi, suggestioni, input tali in queste 16 composizioni (per quasi un’ora e venti di musica) che ogni ascolto di ogni composizione e di ogni movimento apre paesaggi sorprendenti di riflessione introspettiva così come di compartecipazione all’umanità. Musica che è per il qui e ora ma anche per un altrove etereo e di pura essenza che Pilia magistralmente riesce a materializzare e rendere tangibile.
La struggente suite per quattro oscillatori, chitarra e voce (di Alice Norma Lombardi su testo di Katherine Mansfield) Eve, i droni ascensionali delle due parti di Nova, la superba chiosa circolare di Cycle per organo e percussioni appannaggio dell’autore, i personali picchi di un lavoro che è un arzigogolo continuo e sorprendente come il titolo che gli è stato donato e che ci ricorda come tutto sia circolare, tutto abbia un senso, tutto abbia una finalità pur nell’infinitezza.
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