Recensioni

Accantonate ormai da tempo le sperimentazioni robotiche di Music For Robots (EP del 2014 realizzato in collaborazione con la band di automi Z-Machines) e dopo quattro anni da Be Up A Hello, l’instancabile Tom Jenkinson, aka Squarepusher, ritorna alla ribalta con un nuovo album. Il suo ennesimo.
Uscito lo scorso 1 marzo per la fedelissima Warp Records, Dostrotime si compone di dodici tracce inedite che non aggiungono nulla di nuovo alla già sterminata discografia dell’artista britannico. È impossibile ascoltare l’album senza avere la sensazione di star viaggiando indietro nel tempo fino agli inizi degli anni Novanta. Per quanto tutto ciò possa risultare molto piacevole alle orecchie degli aficionados di Jenkinson, di fatto il disco appare abbastanza autoreferenziale e non del tutto aderente alla nostra epoca. Ovviamente questa non è una problematica che riguarda solo Squarepusher (si pensi ad esempio alle ultime produzioni di un altro pioniere della cosiddetta IDM come Aphex Twin) ma nel suo caso spesso risulta una costante. Fatta eccezione per i tre Arkteon (sui quali ritorneremo), i brani contenuti all’interno di Dostrotime rimandano inevitabilmente sia a tutta una serie di atmosfere ed artisti iconici del secolo scorso sia ai suoi lavori più emblematici.
E se alcuni pezzi come il singolo Wendorlan e Domelash sembrano usciti da Drukqs, del già citato Richard D. James, altri portano invece l’impronta inconfondibile di Squarepusher. Come ad esempio Enbounce, che rievoca le sonorità spaziali di Hello Everyhting (2006), Duneray che potrebbe tranquillamente essere un bonus track di Go Plastic (2001) e Stromcor, il cui basso richiama i virtuosismi di Just a souvenir (2008). Fra sintetizzatori da rave party con incursioni acid/ drill’n’bass in stile μ-Ziq e ritmi sincopati alla Venetian Snares, Dostrotime precipita addosso come una pioggia di sberle sonore alle quali però nel frattempo ci siamo abituati un po’ troppo.
Ciononostante bisogna ammettere che nel complesso l’album risulta tutt’altro che caotico custodendo al suo interno tre composizioni per chitarra acustica, ovvero Arkteon1, Arkteon2, e Arkteon3 che rispettivamente fungono da preludio, intermezzo e finale. Una scelta, quest’ultima, che restituisce al disco una sua interezza, o meglio, un suo ordine in grado di donare al tutto un certo equilibrio. Inoltre non si deve dimenticare che, indipendentemente dal tipo di release, la qualità dei suoni targati Squarepusher è sempre di alto livello, peculiarità che contribuisce a rendere ancora più solida la sua fanbase.
La garanzia di trovarsi ogni volta davanti a un prodotto fatto con tutti i crismi rafforza un certo collezionismo che non fa troppa distinzione tra pietre miliari e lavori minori. E non è un caso infatti se lo stesso Jenkinson ha deciso di non appoggiarsi a nessun servizio di streaming digitale (che in definitiva gli frutterebbe poco o nulla) puntando esclusivamente a un pubblico di ammiratori che una copia fisica del disco non se la farebbe sfuggire per nulla al mondo, a maggior ragione se fosse l’unico modo per ascoltarlo. E chiamalo scemo…
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