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Come lo fanno gli Spoon non lo fa nessuno, verrebbe da dire. Il problema è che lo sanno anche gli Spoon, se è vero che da quel They Want My Soul del 2014 in avanti la band di Britt Daniel ha sempre girato attorno a una formula musicale incardinata su irresistibili ritmiche funk, cantato latamente soul e originale riffologia rock, tra sincopati che farebbero ondeggiare anche il fondoschiena di una statua in marmo, un gusto spiccato per l’arrangiamento minimale e un’innegabile bravura nel cuocere un piatto assai gustoso con pochissimi ingredienti.
Del resto anche la capacità di uncinarti a dovere con una scalata di note, con il giusto equilibrio tra vuoti e pieni o magari con una chitarra tagliente è un merito, e in Lucifer on the Sofa la band americana dimostra di non dover prendere lezioni da nessuno quando si tratta di isolare dettagli cool nel flusso musicale o di confezionare un “tiro” ritmico magistrale. Per farvene un’idea, prendete un singolo come The Hardest Cut, sorta di electric boogie alla maniera di quegli ZZ Top che Daniel ha ammesso di aver ascoltato molto nell’ultimo periodo, o magari un’iniziale Held a firma Smog altezza Knock Knock imbottita di steroidi o una funkeggiante The Devil & Mister Jones in bilico tra Rolling Stones e The Roots.
Dal punto di vista dell’energia profusa, il ritorno ad Austin ha certamente giovato a una band che per sua stessa ammissione aveva la necessità di suonare più concreta e meno cerebrale rispetto all’ultimo, e forse un po’ più coraggioso, Hot Thoughts. E chissà che non sia stato anche il lavoro di co-produzione artistica del Mark Rankin già collaboratore di Adele e Queens Of The Stone Age a far emergere dal cilindro un brano radiofonico come Wild, sospeso tra i Primal Scream di Give Out but Don’t Give Up e degli U2 prima maniera. Gli altri co-produttori del disco sono Justin Raisen (Yves Tumor, Kim Gordon) e il già di casa Dave Fridmann (nella title track), entrambi chiamati a dire la loro con un certo garbo, a giudicare dall’uniformità di vedute che si coglie tra i suoni di tutte le tracce.
Sia chiaro, nonostante tutto, ascoltare un disco degli Spoon è sempre un notevole godimento, e Lucifer On The Sofa non fa eccezione in questo senso, anche perché i Nostri dimostrano di avere ancora i giusti attributi quando si tratta di suonare sul serio («c’è qualcosa nel suonare tutti insieme e nelle piccole imperfezioni che possono nascere, che riesce ancora a far nascere un brivido sulla schiena», ha dichiarato Daniel a Pitchfork). E anche se la seconda parte di album suona un po’ più rilassata, la scrittura regge, seppur con il necessario mestiere a far quadrare i conti.
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