Recensioni

6.8

È davvero un ottimo esordio quello realizzato da Soul Island, nome d’arte dietro cui si cela Daniele De Matteis, italiano ma residente a Londra già da qualche tempo: il producer e musicista aveva esordito con un singolo su Bad Panda Records nel 2015, ma a quel primo exploit non aveva fatto seguito nessun’altra notizia. Almeno fino al novembre di quest’anno, quando due nuovi brani (prima la programmatica Neon Vision e poi l’ottima e quasi contrappuntistica Ocean) hanno finalmente annunciato l’arrivo del primo disco.

Coadiuvato in fase di missaggio e masterizzazione rispettivamente dai bravi ed esperti Matilde Davoli e Francesco Donadello, Soul Island con questo Shards s’inserisce autorevolmente nell’ampio e sfaccettato panorama elettronico italiano, aggiungendo alle intuizioni soniche dei colleghi un gusto maggiormente orientato verso il pop internazionale anni ottanta, da quello sintetico dei New Order più emotivi (quasi omaggiati nella struggente e vibrante strumentale Night Shore) a quello invece tradizionale ed elettrico dei Simple Minds. Aperto infatti da una Loser Rev che è purissimo synth-pop al neon, il disco azzecca praticamente tutti i brani: dal già citato primo singolo, Neon Vision, che esplicita il continuo e serrato confronto tra le due anime del progetto (quella più eighties e pop contrapposta a quella più elettronica e dance) a una Perlin Time più confidenziale, puntellata da irresistibili applausi sintetici, passando per il mix, incredibilmente riuscito e trascinante, di Bleed, dove s’incontrano kosmische-musik e climax che non sfigurerebbero affatto sul dancefloor.

Chiude un album convincente, solido e sfaccettato la psichedelia avvolgente e marittima di Mother, sì, proprio quel singolo del 2016 che torna in una veste leggermente rinnovata, quasi come a chiudere il cerchio.

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