Recensioni

I quarti mondi hasseliani, le visioni africane dei Talking Heads, una sorta di versione caraibica del kraut rock tra Harmonia e Holger Czukay. Queste le fascinazioni più intriganti di Small Medium Large, il progetto dei SML, quintetto composto dalla bassista Anna Butterss, dal sintetista Jeremiah Chiu, dal sassofonista Josh Johnson, dal percussionista Booker Stardrum e dal chitarrista Gregory Uhlmann.
Il loro album d’esordio nasce da una serie di improvvisazioni in lunghe sessioni registrate in due distinti live set al leggendario ETA di Highland Park, Los Angeles, un piccolo ma fondamentale punto di riferimento per la musica improvvisata e jazz della West Coast che ha chiuso i battenti nel 2023. Questo spazio, che al di fuori di LA è diventato celebre dapprima grazie al disco Mondays at the Enfield Tennis Academy (Eremite, 2022) e poi a The Way Out Of Easy accreditato al Jeff Parker ETA IVtet, è quindi stato il terreno perfetto per la nascita del progetto, considerando che Butterss e Johnson sono membri del quartetto di Parker che ha animato regolarmente il palco di ETA fin dai suoi primi giorni.
Il comunicato stampa evidenzia quanto la metodologia adottata dal gruppo – un fine lavoro di editing, montaggio e rielaborazione – sia debitrice del lavoro di Teo Macero e Miles Davis per i classici jazz In a Silent Way e On the Corner. Ma la ricchezza di rimandi e incastri, circolarità e groove, rievoca altre lezioni ancora, tutte rigorosamente elencate: Herbie Hancock su Sextant, il dance-punk di Essential Logic, la festosa ritmica di Fela Kuti, l’elasticità del basso di Parliament/Funkadelic o la glitchy dub techno di Pole.
Tutto vero e tutto perfettamente coeso, in un ascolto che unisce astrazione e tentacolari poliritmie, groove e disgregazione, New York e l’Africa, sempre in bilico tra geografie, tempi e culture e in grado di creare una vertigine nell’ascoltatore; perso nelle lande avventurose del nuovo jazz che si sta imponendo in forme ibride proprio grazie ai vari musicisti coagulati intorno all’etichetta americana o nella adesione rispettosa ma personale e fieramente rivendicata di una tradizione jazzistica americana non da contemplare ma da affrontare e risemantizzare. Pezzi come Industry o Three Over Steel sono esempi di queste due tendenze che spesso e volentieri, riuscendovi perfettamente, si intersecano in quello che è l’ennesimo coraggioso e prismatico disco jazz di questo 2024.
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