Recensioni

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Il nuovo disco di Hans-Joachim Roedelius e Dieter Moebius , il primo in studio da quattordici anni a questa parte, vede il duo teutonico in gran spolvero e in perfetta sintonia con i tempi, tanto che se non avessimo letto l’effige Cluster sulla copertina di Qua, limitandoci al solo ascolto, molto probabilmente l’avremmo intestato ad un nuovo progetto di stanza Raster Noton. E certificato lo stato di grazia della coppia, spicca la produzione asciutta di Tim Story – “non ho fatto altro”, dice Story, “che lasciare campo libero all’estro di Moebi e Achim. E registrare” – altresì nota ai seguaci del Roedelius solista.

Dunque, giusto per essere chiari Qua sfoggia tra le migliori composizioni dei Nostri; e in alcuni casi, vedi la sinistra Xanesra, il funk spettrale di Na Ernel e la meccanica Malturi Sa, il raffronto con la (loro) storia è tutto salvo un eresia. E naturalmente, se di storia si parla, epiche rimangono le melodie aliene di Zuckerzeit e Sowiesoso. I Cluster del nuovo millennio richiamano quelle atmosfere e le adattano, come mostrano le circolari trame di Flutful, il motivo da cartoon in Albtrec Com e la world music di Gissander (prossima nel mood ai Rechenzentrum di Director’s Cut), al presente. Un presente che li vede oltremodo protagonisti.

Lunga vita, sempre, Cluster.

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