Recensioni

6.6

Avevo perso le tracce degli Sleigh Bells da qualche anno. Li avevo relegati a sonorità anni 2000 vicine alle estetiche mash up di M.I.A. e chiusi senza riguardi nel cassetto dei ricordi. Ascoltando il nuovo disco Texis emerge invece come quell’estetica di inizio millennio sia maturata in un minestrone di citazioni tardo adolescenziali che trovano nel pop-rock con voci femminili anni ’90 il loro riferimento principale. E quindi Elastica, estetiche riot grrrl e Garbage in primis (Justine Go Genesis). In più, visto che sono pur sempre figli del nuovo millennio, aggiungono chitarre sporche ed elettronica post metal ereditate dalla scuola americana di Diplo e Steve Aoki (da noi, vedi alla voce Bloody Beetroots), con qualche decadenza CHVRCHES e Yeah Yeah Yeahs (Hummingbird Bomb). Il risultato, pur essendo ampiamente citazionista, risulta piacevole e genuinamente pop.

Il disco viene definito dalla band come un ritorno alle sonorità degli esordi, una sorta di “comfort zone” dopo le sperimentazioni a risultati altalenanti di Kid Kruschev e Jessica Rabbit. C’è qualcosa dei Nine Inch Nails in Red Flag Flies, un richiamo pure alle chitarre dei Pixies nel bridge del primo singolo southern gothic Locust Laced, con il riff iniziale vicino ai Fear Factory di Demanufacture. I’m Not Down presenta malinconie Placebo mescolate a stop and go 2000. In più, rimandi inevitabili ai Nirvana, che aleggiano come uno spettro ben augurante qui e là (il riffone di Tennessee Tips in particolare).

Un pop pienamente melò il loro (True Seekers), che consolida uno stile altalenante, qui a sorpresa in gran spolvero. Ballabile, melodico, con la giusta varietà e di facile assimilazione, il disco ha in sé un’energia invidiabile, che spazza via in poco più di mezz’ora le paranoie post-Covid e ci fa godere di puro sound noise pop con la giusta carica nelle vene. Se dovessi fare un nome per le classifiche pop rock del 2021 li metterei in lista.

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