Recensioni

L’uscita di quel capolavoro, straordinariamente folgorante, che risponde al nome di Dead Magik, primo e unico album firmato dai Dead Skeletons, ha contribuito a riaccendere i riflettori sul rock più acido e misterico anche nel nuovo millennio, dando il via a un movimento psichedelico che ha trovato nell’etichetta londinese Fuzz Club (nata, non a caso, nel 2012) un vero e proprio punto di riferimento. Allo stesso tempo il clamore riscosso da Dead Magik ha finito per oscurare, pure legittimamente, il fatto che i tre artisti che componevano il nucleo più intimo dei Dead Skeletons vantavano già discrete esperienze nel genere: due terzi del gruppo, infatti, si erano precedentemente distinti per le collaborazioni con i seminali Brian Jonestown Massacre, mentre Henrick Björnsson già da una decina di anni capeggiava, nella natia Islanda, i Singapore Sling, gruppo il cui esordio risale infatti al 2002.
Diciassette anni dopo ritroviamo il gruppo islandese ancora attivo e ormai in pianta stabile proprio nel catalogo Fuzz Club: Killer Classics è il decimo album della band e, come suggerito nel titolo, inanella una decina (undici per la precisione) brani che sono schegge del psych-rock più immediato e focoso. Anticipato dal singolo Suicide Twist, una bella cavalcata tra il post-punk più oscuro e sintetico e torrenziali derive psych, e chiuso dal cacofonico drone-noise dell’apocalittica Confusion Then Dead, il disco non aggiunge quasi nulla (eccetto i riverberi giamaicani di Dub Swirl che aprono a una differente tipologia di musica psichedelica) all’ormai ventennale epopea dei Singapore Sling, ma ne conferma l’assoluto valore (e lo stato di culto) per tutti gli appassionati più attenti del rock oscuro e lisergico.
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