Recensioni

6.8

Uno dei pregi di Roomba e degli altri robot aspirapolvere, oltre a quello ovvio di evitare all’uomo una delle faccende domestiche più noiose e di arrivare dove altri strumenti non arriverebbero, va oltre le loro funzioni meccaniche: è infatti grazie a loro che, anche per la gente comune, gli automi hanno smesso di essere visti e immaginati esclusivamente come Bender di Futurama o gli androidi dei vari Terminator. È un passo avanti notevole nella nostra capacità di visualizzare il futuro e di portare nelle nostre vite un po’ di quella scienza che è sempre più “fanta”: ed è proprio grazie a questo upgrade del nostro immaginario che quando sentiamo parlare della band robotica creata dal tedesco Simon Moritz Geist non per forza ci aspettiamo un gruppo con un simil-C3-PO alla batteria e il cyborg Motoko Kusanagi al basso, e quando vediamo che i robot che accompagnano il geniale ingegnere e producer tedesco sono più semplici meccanismi automatizzati, ognuno incaricato della produzione di un particolare suono, non restiamo comunque delusi.

Abbiamo così kalimba meccanizzate, vecchi dischi rigidi sfruttati per i loro clic-clac, motori che percuotono ritmicamente casse metalliche… Insomma, un vero e proprio collettivo di robot che sotto la direzione di Geist (e di Andi Thoma, il Mouse On Mars che ha collaborato alla produzione dell’opera) ha realizzato questo Robotic Electronic Music, otto brani che, per assurdo, suonano più vicini alla techno strumentale degli austriaci Elektro Guzzi che al sogno più bagnato dei Kraftwerk. Aperto dal minimalismo sincopato della minacciosissima Entropy, l’album ha infatti radici strettissime con il kraut più motorizzato: se Manchester Baby si avvicina a disturbanti soluzioni di noise elettronico, In G# sviluppa architetture industriali che sembrano una rilettura urbana del gamelan indonesiano, mentre The DNA of Drumming richiama la libertà del jazz più avventuroso e la conclusiva A-rhythmic declina un ambient cigolante e non troppo accogliente.

Robotic Electronic Music è uno sguardo sul futuro che fortunatamente non spaventa, ma sembra suggerire una convivenza prolifica e spesso divertente tra umanità e tecnologia.

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