Recensioni

7.1

Abbandonata dall’inglese Lee Gamble, recentemente accasatosi presso la prestigiosa Hyperdub di Kode9, la berlinese PAN, una delle etichette al centro delle più contemporanee intuizioni, riflessioni e svolte della musica elettronica degli anni dieci, trova subito un nome importante con cui colmare il vuoto nel proprio roster: il tedesco Erik Wiegard è in giro, con il suo caustico alias discografico che cita e insieme sfotte gli Aerosmith, da un’abbondante ventennio, ma le sue opere si contano quasi sulle dita delle mani – con il nuovo Superlative Fatigue che segue dopo ben tredici anni l’esordio Near Disco Dawn (che, oltretutto, era una raccolta di avanguardisti estratti live) – e si sviluppano soprattutto sul formato più breve, raccontando una storia ambigua che alterna periodi da resident al Berghain e consequenziali 12” ritmicamente ortodossi sotto la sigla MMM con il socio di sempre Fiedel, una passione autarchica e mai sopita per i synth modulari più strambi e collaborazioni tra avant-electro (quella con Mark Fell) e bass-music mutante ed ispida (con Addison Groove giustamente su 50 Weapons).

Non era affatto casuale la citazione iniziale di Lee Gambe: se l’artista di Birmingham ha infatti ha sviluppato nel recente Mnestic Pressure una altamente concettuale miscela di influenze idm nineties in ottica hd, la stessa traslazione avviene anche in questo sophomore-album di Errorsmith, con la differenza principale che riguarda la scelta dei suoni, dei ritmi e delle atmosfere da rielaborare e attualizzare; Erik si concentra quasi esclusivamente su ricordi e citazioni da house, funk carioca, grooves caraibici (la destrutturatissima Retired Low-level Internal Server) e persino aforbeat (I’m Interesting, Cheerful & Sociable), approfondendo dunque una grammatica più fisica e dancefloor-oriented. Realizzato quasi interamente con il software auto-prodotto Razor, Superlative Fatigue è un lavoro divertente, fresco, giocoso e spesso volutamente infantile, una verissima particolarità in un panorama elettronico molto riflessivo, serio, quando non direttamente serioso: basterebbe la conclusiva My Party come efficace dimostrazione, ma tutte le otto tracce si muovono disinvolte tra la carica del Luke Vibert più acid e i beat spastici ma irresistibili del romano Capibara.

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