Recensioni

6.5

Il racconto di quanto successo a Shiva nell’ultimo anno è pura cronaca giudiziaria. Nel 2023, il rapper viene arrestato con l’accusa di tentato omicidio, dopo una sparatoria avvenuta contro due membri della crew di Rondo Da Sosa. Un fatto grave, per cui l’artista sconta tre mesi in carcere prima di ottenere il trasferimento ai domiciliari nel gennaio 2024, per poi ricevere una prima condanna a sei anni e mezzo di reclusione. Nel frattempo, pubblica due brani, Milano Shotta Freestyle e First Day Out, e accoglie la nascita di suo figlio Draco, venuto al mondo proprio durante la sua detenzione a San Vittore. Sono eventi che inevitabilmente si riflettono in Milano Angels, il suo sesto album in studio, pensato come la controparte di Milano Demons, uscito nel 2022.

Lo spirito di appartenenza è centrale in un progetto che, paradossalmente, appare privo di autenticità. Malgrado i numerosi riferimenti agli eventi recenti, la narrazione non risponde alle aspettative: i testi, per quanto forti, sono presentati in modo piatto, senza infamia né lode, su beat già ampiamente sfruttati. 6 AM, ad esempio, racconta la mattina drammatica dell’arresto, ma il tono standardizzato e la strumentale di maniera rendono asettici quelli che dovrebbero essere momenti cardine del racconto.

La sensazione è che l’album abbia avuto una gestazione brusca, con una frattura tra il periodo precedente e quello successivo al carcere, producendo un ascolto poco fluido e privo di veri picchi, eccezion fatta per qualche collaborazione come quella con Kid Yugi, visionario e tecnico in Gotham. Un omaggio notevole emerge nel pezzo più radiofonico dell’album, Sete, il cui inciso riprende Non ti ho mai detto di Mondo Marcio (da Generazione X, 2007), qui arruolato per una strofa. Funziona anche Don’t cry no more, dove Shiva si riunisce con Geolier su un testo d’amore accompagnato da un ritornello semplice ma efficace.

Troppi i momenti in cui Shiva procede con il pilota automatico, come in Lettera a Draco, dedica struggente a un figlio che non ha potuto vedere nascere (“Voglio che avrai sempre un padre, non come ha fatto il mio / Che stai lontano dalle strade, non come ho fatto io”), ma in cui scivola in immagini di pistole e cultura di strada, come nella già citata Shotta Freestyle (“Nella giungla come Simba / mascherati come un Inca / Giubbotti lunghi così niente è in vista / Colpiamo chiunque ci indica”), riaffermando la vita criminale.

Milano Angels è la cartina tornasole di quanto il rap italiano di oggi sia evanescente. Shiva, con o senza carcere, avrebbe probabilmente prodotto lo stesso album, dove la sofferenza resta confinata al foglio e viene sommersa dalla smania di apparire “real”, anche quando non è necessario. “Il rap è morto, ucciso da un ferro finto in un videoclip,” diceva Jake La Furia qualche anno fa in quel pezzo-cult chiamato Testa o croce. Ma ora che le pistole sono vere, è la musica a risultare finta.

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