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Un brano già edito nell’ultimo album Delone (Una danza, con il feat. di M Ward e Carla Lippis al canto), un blues (Last Man, con alla voce sempre la Lippis, un testo ciclico che rimanda alla Wanted Man di Bob Dylan e un mood in controluce quasi jazz), un tango-rumba in bilico tra Messico e Romagna (La Florida, con la partecipazione di Evan Lurie al piano) e una ballad che scorre sui binari di una lap steel languida (Side Of The Road, con Howe Gelb alla voce e Steve Shelley alla batteria): è tutto qui il Florida EP dei Sacri Cuori. Un divertissement composto da 4 brani che riprende l’estetica del disco che lo ha preceduto e conferma ancora una volta lo status internazionale raggiunto dalla band di Antonio Gramentieri.
Del resto i buoni risultati raccolti dall’ultimo album dei Sacri Cuori, ben accolto su moltissime testate internazionali (compreso il quotidiano britannico Guardian, che ha affibbiato ben quattro stelle su cinque al lavoro), parlano di un suono che ha trovato un passaporto valido per l’estero, in virtù anche di un italianità riconoscibile. Una formula che sconta in positivo il suo rimandare all’immaginario di quello che fuori dall’Italia è universalmente riconosciuto come uno dei più grandi musicisti del nostro Paese, ovvero Ennio Morricone, ma che è anche capace di arricchire e rielaborare linguaggi “d’importazione”. Il blues dei Sacri cuori, insomma, si chiama “malinconia”, e ha più a che vedere con una spiaggia deserta visitata in inverno piuttosto che con qualche paesaggio americano rimirato su una rivista. È probabilmente questo l’elemento che piace di più all’estero, oltre all’evidente bravura dei musicisti nel parlare alla loro maniera un linguaggio istituzionalizzato a tutte le latitudini (le twang guitars, certe cadenze latine da centroamerica e molto altro). Teniamoceli stretti.
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