Recensioni

Chi poteva musicare una provincia surreale e di confine come quella del film Zoran, il mio nipote scemo, se non i Sacri Cuori? Loro che in musica, il confine geografico e mentale l’hanno agilmente posizionato tra l’America blues-folk e la bassa Romagna del liscio, si trovano a fare i conti con vicende al confine tra il Friuli e la Slovenia dirette da Matteo Oleotto. In breve: Zoran, ragazzo sloveno colto e riservato, viene affidato temporaneamente al parente friulano Paolo Bressan, invece rozzo, meschino e col vizio del bicchiere sempre pieno. Il secondo cercherà di sfruttare le inaspettate (e inconsuete) doti del primo.
Storia un po’ sbrindellata di contraddizioni, opposti, umanità diverse e accartocciate allo stesso modo su un una vita che è sopravvivenza e frustrazione: tutto questo nella colonna sonora ad opera del gruppo di Gramentieri diventa un campionario di suoi acustici e minimali, estratti parlati dal film e contributi vocali dei Musicanti di San Crispino e del Gruppo Vocale Farra. Un quadretto fatto di lentezze ubriache da road movie, malinconie reali – che poi sono quelle con cui tutti, in modo o nell’altro, ci troviamo a fare i conti –, blues peninsulare (El Blue), solitudini felliniane da banda di paese (I colori sono finiti) e folk contadino, che riesce non solo a dare un suono alle vicende narrate, ma anche a veicolarne il mood più profondo. E’ forse questo il pregio maggiore di un disco – a cui hanno partecipato anche Enrico Farnedi, Marco Sangiorgi, Franco Naddei (e nella Lido (alt. take) ripresa da Rosario, anche Marc Ribot, David Hidalgo e Christian Ravaglioli) – che pur non cambiando nulla nell’universo Sacri Cuori, non è da considerare meno prezioso.
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