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Vediamo crollare un muro in Germania per vederne costruire un altro al confine tra Stati Uniti e Messico. Dal 1986 ad oggi, come risultato di anni di isteria e parole d’odio proferite dal Governo statunitense, si contano 1500 morti lungo quel confine. Abbiamo scritto Bulls on Parade tenendo a mente tutto questo
Zack De la Rocha, 1996

Se normalmente si parla del difficile secondo album, nel caso dei Rage Against the Machine bisogna ricorrere al superlativo assoluto. A quattro anni dal folgorante esordio omonimo, quello di Killing in the Name, Bombtrack e altri classici crossover, Evil Empire esce il 16 aprile 1996 caricato di aspettative inverosimili. Il debutto del 1992 in due anni aveva superato il milione di copie vendute, e Epic/Sony, proprio come ci si aspetterebbe da una evil major, aveva cominciato a fare pressione affinché si rientrasse al più presto in studio, subito dopo la fine del tour.

Il risultato? Un impasse creativo. La band, esaurita e poco incline ai compromessi, entra in un momento di profonda frustrazione. Zack De La Rocha in particolare si sente ignorato, percepisce che le sue idee non vengono considerate come vorrebbe. Alcune sessioni di scrittura vanno a vuoto, il materiale tarda ad arrivare e l’atmosfera all’interno della band si fa pesante.

Eppure, Evil Empire nasce. E sorprende: perché da quelle premesse ci si sarebbe potuto aspettare un disco minore, invece arriva un’opera di spessore, coesa. Il titolo riprende l’espressione con cui Ronald Reagan apostrofava l’Unione Sovietica negli anni ’80, ma è chiaro che il bersaglio polemico si sia spostato sull’imperialismo e l’ipocrisia americana. La copertina, una rivisitazione dell’eroe da fumetto Crimebuster con una “e” minuscola sul petto, completa un artwork dal simbolismo militante, arricchito nel booklet da una piccola biblioteca consigliata: un elenco di testi fondamentali di storia, teoria politica e filosofia (Noam Chomsky, Frantz Fanon, bell hooks, Eldridge Cleaver…).

Musicalmente, il disco è una conferma a tutti i livelli: sei singoli estratti su undici brani parlano da sé. Il trittico iniziale People of the Sun / Bulls on Parade / Vietnow è tra i più devastanti della discografia del gruppo, con la band che esaspera le trovate noise e le incursioni hip hop, trovando quindi il modo di spingersi oltre la clamorosa inventiva dell’esordio (il punto dove si era arenata inizialmente la band). Il riff iniziale di People of the Sun e l’assolo di Bulls on Parade sono pura arte turntablist prestata alla chitarra: Tom Morello, ancora una volta, riscrive le regole del suono della sua chitarra elettrica con slide, interruttori e leva del vibrato a simulare tecniche da DJ.

Year of tha Boomerang, già apparsa nella colonna sonora de L’università dell’odio di John Singleton (1994), piazzata in fondo alla scaletta, fa un po’ da cerniera tra Evil Empire e l’omonimo debut. L’effetto dirompente dell’omonimo non si replica più, non è possibile; ma l’energia, l’intensità, il senso del groove, rimangono quelli, e pure una certa inventiva, tra cambi di ritmo studiati e fluidi e variazioni a bruciapelo, che si misura nelle sfuriate punk di Tire Me (vincitrice addirittura di un Grammy nella sezione Best Metal Performance) o nelle trame dinamiche di una Down Rodeo dal finale a sorpresa (addirittura “sussurrato” da Zack). È un ottimo sophomore, quasi il migliore possibile in quella situazione, e il successo non si fa attendere: l’album entra direttamente al primo posto della Billboard 200 e Bulls On Parade e People of the Sun ottengono altre due nomination ai Grammy nella sezione Best Hard Rock Performance. È la consacrazione definitiva.

Il tour di supporto porta i Rage anche in Italia. Memorabile – almeno per chi scrive – il live al Sonoria Festival del 1996, all’Acquatica Park di Milano, il 29 giugno: una delle performance più potenti viste all’epoca (e non solo all’epoca). Molto più sfortunato l’epilogo della data romana. Il 6 luglio 1996 i Rage avrebbero dovuto suonare al Villaggio Globale, ma il concerto fu annullato la sera stessa, con l’annuncio diffuso via megafono all’ultimo minuto, che lasciò centinaia di persone furiose e deluse: chi c’era ricorda ancora oggi la sensazione di tradimento, e la ragione dell’annullamento ha fatto molto discutere.

I fan romani avrebbero dovuto aspettare quattro anni e il tour di The Battle of Los Angeles per rifarsi. L’ultima occasione per vedere in Italia il gruppo nel suo prime. Anche sul terzo LP (l’ultimo vero e proprio album di studio) ci saranno ottimi pezzi e qualche inevitabile ripetizione. La proposta musicale dei RATM rimarrà per sempre quella, cristallizzata nel tempo, encomiabile non solo per la forza musicale, ma per il modo in cui ha saputo tradurre una visione del mondo lucida, documentata, radicalmente antagonista. Di cui ci sarebbe ancora bisogno.

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