Recensioni

Existential Reckoning: Re-wired. Titolo un po’ à la Matrix-saga, verrebbe da dire, e in effetti l’indole sci-fi/distopica è quella. Ultimamente va di moda “re-immaginarsi”, si veda alla voce U2, ma siccome Maynard James Keenan è un tipo troppo originale per ripetersi, ha lasciato che a rimasticare i suoi brani fossero altri; che poi per carità sempre di artisti di comprovate capacità si tratta, e segnatamente di suoi amici o sodali (o entrambe le cose). Nella fattispecie, parliamo dei brani dell’ultima prova lunga dei Puscifer, il gingillo di side-project musicale facente capo al leader di Tool e A Perfect Circle, intitolato appunto Existential Reckoning e pubblicato nel 2020 (all’epoca lo recensimmo positivamente pur con tutti i distinguo del caso).
Che bisogno c’era di una seconda versione di un’opera uscita appena tre anni fa e già di per sé stilisticamente orientata in avanti (benché il rimando fosse a certo elettrorock anni ’90)? Una spiegazione potrebbe essere che se nel frattempo siamo usciti da una pandemia, il mondo del 2023 non pare per questo un posto più sicuro e anzi il sentire diffuso sembra addirittura più gravido di nefasti presagi. Riflesso di ciò è il presente re-hash, sperimentale rimestamento in chiave elettronica estrema e dai toni se possibile ancora più cupi, apocalittici e disturbati del lavoro originale.
L’invasività degli interventi, nella maggior parte dei casi, ha avuto come conseguenza lo stravolgimento delle tracce che conoscevamo, e siccome tra coloro che vi hanno rimesso mano figurano anche Trent Reznor, Atticus Ross (è loro la rivisitazione di Apocalyptical) e Alessandro Cortini (Bullet Train To Iowa), tutti e tre nei Nine Inch Nails, l’assist è perfetto per dire che questa ancor più grinzosa e maledetta re-wired version ci trascina giù in un’infernale Downward Spiral (perdonate la banalità).
Al clima magnificamente plumbeo concorrono però anche l’altro Puscifer Mat Mitchell, la cui opening Bread and Circus è guarnita di praline synth 80s-style, la cantautrice Juliette Commagere, che rende eterea e orientaleggiante la già di suo conturbante The Underwhelming, e il tandem formato da Troy Van Leeuwen (Queens Of The Stone Age) e Toni Hajjar (At The Drive In), che portano la fantascientifica Grey Area in zone ancor più nebulose. Per il resto, Sarah Jones (Bat For Lashes, Bloc Party, Hot Chip) e Jordan Fish (Bring Me The Horizon) snocciolano corollari techno/eurodance per la loro Theorem, Justin Chancellor (Tool) e Scott Kirkland (The Crystal Method) promuovono UpGrade a rango drum n’ bass e Carina Round – anche lei membro effettivo dei Puscifer – effonde aria fresca con i cacofonici fiati di A Singularity. E di fiati abbonda pure Postulous, a cui il duo newyorchese Phantogram dà una bella spolverata di trip-hop.
Insomma alla fine la sensazione è che, nonostante le canzoni siano le stesse, si stia ascoltando tutt’altro disco. Per essere una “re-immaginazione”, Existential Reckoning 2 ne ha richiesta parecchia, di fantasia.
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