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7.2

Come vivresti la tua vita, da adesso in poi, se un sogno ti mostrasse come e quando morirai? Puma Blue, moniker dietro cui si cela il giovane musicista londinese di stanza ad Atlanta, prova a rispondere con un disco che lo vede nuovamente allineato all’acclamato Holy Waters.

Croak Dream, letteralmente ‘sogno premonitore’, vede Jacob Allen confrontarsi con un corpo sonoro non più etereo e fumoso come ascoltato nelle due ‘deviazioni’ antichamber ed extchamber, entrambe ugualmente funzionali ad un percorso che accetta rischi, crolli e fulgide riprese nel bilancio finale. Lo stesso artista non ha infatti mai fatto mistero della sua visione materica di ‘suono’ intesa come elemento in grado di vibrare accordandosi a tensioni emotive estremamente personali che, nella nuova prova, troviamo significativamente amplificate.

In Croak Dream, la sigla Puma Blue ispessisce le trame di una ricerca sonora che affonda radici in riferimenti ben precisi: siamo nel solco trip-hop contaminato da frizioni nu-soul, con Massive Attack, Portishead e  Tricky a guidare la colonna di fumo, il tutto aggiornato ad una chiave di lettura tentacolare che accorpa elementi nu-jazz, jungle, dub techno ed electro. Una moltitudine di tensioni dosate e stemperate in beat pulsanti che donano all’intero lavoro una solidità che è – a sua volta – corpo.

Siamo immersi in una miscela primordiale a base di Bristol Sound, su cui Allen intesse testi intrisi di cavernosi umori, dove ogni brano è una possibile risoluzione al fatidico rebus iniziale: la camaleontica dialettica di Allen è ora ardimentosa, coraggiosa, altre ancora dimessa, romantica, quasi eterea (Heaven Above, Hell Below). Ha un peso specifico per l’intera intelaiatura dell’album l’aver iniziato a lavorare ai brani di Croak Dream a ridosso del tour di presentazione di Holy Waters, da cui assorbe riferimenti facilmente rintracciabili.

Ruolo chiave è qui ricoperto dal co-produttore Sam Petts-Davies (The Smile, Warpaint) che spinge i brani in direzioni ancora più imprevedibili irrorandoli di nuove sfumature electro-jazz che sbandano ora dalle parti di un Kid A up-tempo (Jaded, Croak Dream), altre (nuovamente) in scia ad un seducente e tremolante trip hop (Hush) che non teme di mostrare il suo ghigno più squisitamente pop-soul (Desire), altre ancora avvolte da una fumosa coltre dub techno altezza Kerala Dust (Mister Lost).

Abbagliato da raggi tendenti al blu e in bilico su trame da sogno lucido, il ritorno di Puma Blue conferma lo stato di grazia di un artista in grado di tramutare le proprie ossessioni in materia viva, pulsante. Un ulteriore passo in avanti verso una forma compiuta ma che rifiuta la definizione certa. Assolutamente brillante.

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