Album
antichamber
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Carmine Vitale
- 16 Marzo 2025
Capita di incappare in cambi di rotta inattesi, tanto imprevedibili quanto i momenti bui a cui cerchiamo di opporre resistenza. Lo sa bene Jacob Allen, artista londinese di stanza ad Atlanta, che con il suo progetto Puma Blue firma la terza prova sulla lunga distanza, antichamber.
L’album è specchio fedele di una profonda crisi emotiva, un disorientamento che si traduce in una scrittura più istintiva, priva di una direzione precisa: chitarra acustica e field recording come scheletro di una colonna sonora enigmatica, fumosa, a tratti spettrale.
Puma Blue ci scaraventa in un’anticamera che prelude a un altrove distante dal mix R&B, nu jazz e trip hop del convincente Holy Waters e qui diluito su un minimalismo folk che, in alcuni passaggi, suona troppo enfatico e ingabbiato in uno schema ripetitivo. Anche la voce, da sempre tratto distintivo di Puma Blue, si fa più evanescente, perdendo quella vivida lucentezza che in passato rimandava a Jeff Buckley.
La dimensione ambient che avvolge i tredici brani di antichamber non proietta con maggiore convinzione la sagoma di Allen: lo osserviamo provare a tenersi in equilibrio lungo un filo che pende più dalle parti di Elliot Smith che King Krule e non riusciamo ad esserne propriamente felici.
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