Recensioni

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A dare credito alle storie che si leggono nelle note stampa del rilascio di un disco, di ogni disco, potremmo mettere insieme un repertorio tra il grottesco e il tragicomico che c’è proprio da sperare che siano inventate. Prendete questa tirata fuori dal front man Thomas Mars per la canzone che dà il titolo a tutto il disco: avrebbe sentito dire le parole “alpha zulu” dal pilota dell’areo su cui viaggiava durante una turbolenza. Visto che dovrebbe oramai essere abituato a volare, se non altro perché ha casa negli States con la moglie Sophia Coppola e la sua band è a Parigi, l’idea che solo di recente abbia sentito per la prima volta le parole che nel codice internazionale indicano la lettera “A” e la lettera “Z”, ci fa davvero interrogare su quanto abbia approfittato del bar durante tutti i viaggi translatlantici. Insomma, ti viene da chiederti un pochino se ci è o ci fa… Quando poi questo si traduce in un brano elettro-pop un bel po’ tamarro, dove il ponte con il funk c’è, ma insomma con quella faccia, con quella fisicità, pure con quella vocalità, caro Thomas, non ti si addice per niente…

Per fortuna poi parte subito il pezzo migliore del disco, quella Tonight featuring Ezra Koening dei Vampire Weekend, che riporta tutto sulle coordinate che sono proprie della band francese: elettro pop zuccheroso, leggero, attaccato alle melodie, aggrappato a una ritmica che strizza l’occhio al dancefloor. Ecco, allora il progetto Phoenix torna ad avere un senso. Legato agli immaginari pop in tinta pastello dei loro dischi migliori, come Ti Amo e Wolfgang Amadeus Phoenix. E mettendo invece da parte la strada asfittica del più recente Bankrupt!.

La produzione è un dichiarato omaggio al compianto Philippe Zdar, già produttore del loro disco più famoso, Wolfgang Amadeus Phoenix, che vinse il premio come Miglior album di musica alternativa alla 52ma edizione dei Grammy, nonché stimato produttore e metà del duo Cassius. Il disco, come la ricetta Phoenix, a nostro avviso funziona quando la leggerezza pop si srotola in brani da ballare (All Eyes On Me) e midtempo tinti di malinconia e dal retrogusto teen (Artefact). Non manca il french touch, con Winter Solstice che sparpaglia lustrini pop 80s su una cassa in quattro.

Funziona anche perché dichiarato omaggio a Philippe Zdar, ovvero metà del progetto Cassius, e produttore proprio di quel Wolfgang Amadeus Mozart che ha definitivamente messo in rampa di lancio la band oramai 13 anni fa. Ci sono anche passi falsi, come una noiosa The Only One, ma il disco si regge come gli album delle band pop degli anni Sessanta (che sono un riferimento estetico piuttosto esplicito): un mazzo di canzoni in cui cogliere i propri fiori preferiti.

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