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7.3

Molti pensavano che i Phoenix sarebbero rimasti legati per sempre a If I Ever Feel Better, brano che all’inizio degli anni Duemila regalò loro una visibilità inattesa. E invece, a partire dal sorprendente It’s Never Been Like That, la band francese ha saputo reinventarsi, abbracciando un indie rock più diretto, compatto, che segnava l’inizio di una convincente versione 2.0.

Con Wolfgang Amadeus Phoenix, il discorso si fa ancora più ambizioso: un brillante power pop rifinito dalle tastiere e dalla produzione dell’amico e collaboratore Philippe Zdar dei Cassius. L’impressione è quella di un ulteriore rafforzamento strutturale dei brani e di una sorprendente leggerezza nel maneggiare la forma canzone pop, tanto da trasformare ogni traccia in un potenziale singolo.

Le chitarre si rincorrono con vivacità in Lisztomania e nella frizzante Lasso, per poi lasciare spazio a una vena soul intrisa di spirito dance, sulla falsariga del suono DFA, nella coinvolgente Fences. Zdar imprime la sua firma nei synth circolari della contagiosa 1901, nella trasfigurazione post-rock della suite in due parti Love Like a Sunset – dominata da riverberi e atmosfere spacey – e nei giochi di produzione che avvolgono la ballata Rome. Countdown e Armistice chiudono il disco con due esempi di power pop solare, mai banale, fatto di incastri melodici ricercati e di un’immediatezza che conquista senza svendersi.

A dare coerenza all’insieme contribuiscono anche i testi, che rifiutano la narrazione lineare per preferire un approccio impressionista, fatto di immagini spezzate, allusioni e accostamenti insoliti. Si parla di relazioni, di memoria, di desiderio e disillusione, ma tutto è filtrato attraverso una scrittura ellittica, quasi automatica, che lascia spazio all’interpretazione personale. È pop, sì, ma con un retrogusto criptico che non svanisce in fretta.

Il lavoro di produzione è notevole: il tocco elettronico aggiunge spessore e dinamismo a una formula già collaudata, evitando qualsiasi stallo creativo. Il risultato è un album che colpisce fin dal primo ascolto e cresce nel tempo, dimostrando come si possa giocare con la pista senza cadere nella trappola del 4/4 facile.

Dal french touch da dancefloor a un pop scintillante, raffinato, che non rinuncia a muoversi ma lo fa con stile. Dopo la sorpresa, arriva la conferma.

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