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Elemental è il secondo film Disney Pixar diretto da Peter Sohn, che nel 2015 aveva esordito alla regia con Il viaggio di Arlo, piccolo e sottovalutato gioiello dell’animazione. Otto anni dopo si rimette dietro la macchina da presa per una storia che vede protagonisti gli elementi della natura in versione antropomorfa, come da migliore tradizione Disney.
La pellicola è anche la seconda dello studio a fare ritorno nelle sale cinematografiche dopo che la pandemia di COVID-19 aveva costretto la Disney a ricorrere a una strategia più conservativa, relegando gli ultimi film, come Soul, Luca e Red alla distribuzione direttamente in streaming sulla piattaforma Disney+. Purtroppo, come accaduto al precedente Lightyear – La vera storia di Buzz, anche il 27esimo lungometraggio Pixar ha registrato incassi al di sotto delle aspettative, portando il suo presidente, Pete Docter, a recriminare parecchio su quella strategia adottata a cavallo tra il 2020 e il 2021, che ha di fatto abituato le famiglie – il target principale dello studio – ad abituarsi all’uscita in streaming di questi prodotti.
Tuttavia, a livello artistico, spiace sottolineare ancora una volta come la Pixar stia evidentemente attraversando un periodo non esaltante e non particolarmente ispirato. Se mettiamo da parte la splendida e visionaria rappresentazione di Soul, è stato difficile in questi ultimi anni rintracciare l’originale spirito Pixar, quello che ci ha fatto davvero innamorare dello studio a suon di capolavori come Toy Story, Alla ricerca di nemo, Wall-E e Up e che fino a Coco sembrava non conoscere momenti di stanca (eccezion fatta per gli unici appuntamenti riservati esclusivamente al pubblico infantile, ovvero la trilogia di Cars).
Elemental mette in scena, se vogliamo, la prima vera storia d’amore della Pixar, ma al suo interno inserisce così tante sottotrame e sottotesti che risulta sempre più difficile mantenere il baricentro del suo discorso: si spazia dall’ambientalismo al razzismo, dallo scontro generazionale tra padri e figli a quello incentrato sulla ricerca di se stessi. Al film manca una sceneggiatura solida in grado di amalgamare alla perfezione tutti i suoi continui spunti narrativi, alcuni dei quali finiscono per essere abbandonati senza essere più ripresi. Di livello, come sempre con Pixar, il livello visivo, anche se – e questa sì che è una novità – quest’anno non è stata certo la massima espressione di un avanzamento artistico e tecnologico del settore (basti nominare lo sbalorditivo Spider-Man: Across the Spider-Verse di Sony Animation).
A questo punto non ci resta che sperare in un ritorno a regime, anche se le prime immagini di Elio non lasciano ben sperare in tal senso. Staremo a vedere, come sempre.
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