Recensioni

Quando parliamo di remake in live-action dei celebri classici Disney non si può fare a meno di alzare leggermente gli occhi al cielo, principalmente per la qualità decisamente bassa che questi riadattamenti hanno mostrato. Pur avvalendosi di registi di prim’ordine, anche questi ultimi hanno faticato non poco a lasciare la propria impronta in progetti che sono totalmente controllati dalla casa di Topolino e il cui obiettivo è quello di fornire alle giovani generazioni lo stesso tipo di coinvolgimento che quelle passate hanno avuto con il mondo dell’animazione.

Certo, ci sono state alcune eccezioni meritevoli: se tralasciamo alcuni evidenti difetti, ad esempio, Alice in Wonderland è un film pienamente nello stile di Tim Burton (così come il successivo Dumbo), Jon Favreau ha stupito tutti sul lato prettamente tecnico e spettacolare (più con Il libro della giungla che con Il re leone) e Craig Gillespie è riuscito a trovare un interessante chiave di lettura per il suo Crudelia.

Fortunatamente, David Lowery si inserisce proprio in questo gruppo di riadattamenti riusciti e dona la sua riconoscibile impronta a Peter Pan & Wendy, remake del classico animato del 1953. Senza tirare in ballo le inutili polemiche che hanno accompagnato il suo arrivo su Disney+ (davvero un peccato che abbia saltato il passaggio in sala) – stiamo parlando delle scelte di casting sulle quali una massa informe di utenti e leoni da tastiera ha riversato un odio immeritato e francamente ormai senza alcun motivo di esistere – il film è un’interessante riproposizione della celebrata storia di J.M. Barrie in salsa Disney, arricchita di diversi elementi che non erano compresi nel classico animato e che invece rimandano con la mente ad alcuni degli adattamenti successivi, come Hook di Steven Spielberg (ma non solo), ma soprattutto donano maggiore profondità psicologica a personaggi ormai entrati nell’immaginario collettivo e di cui si è già oltremodo abusato.

Forte di una messa in scena salda e attenta agli spazi e al movimento degli attori, e curatissimo dal punto di vista prettamente fotografico (Bojan Bazelli ancora al servizio di Lowery dopo Il drago invisibile), la storia è retta da una regia sicura e dalle interpretazioni di un Jude Law ispiratissimo nel suo ritratto di Capitan Uncino e della rivelazione Ever Anderson (figlia di Milla Jovovich e P.W. Anderson), che già aveva particolarmente impressionato come giovanissima Natasha nel mediocre Black Widow.

Lowery, che ha già dato prova di essere in grado di dosare abilmente epica (Sir Gaiwan e il Cavaliere Verde) e nostalgia (Old Man and the Gun)  si conferma grande regista anche nei lavori su commissione e dopo Il drago invisibile consegna al pubblico uno dei migliori remake live-action Disney, dando una sonora lezione persino a uno come Robert Zemeckis, uscito malconcio dalla terribile e svogliatissima esperienza con Pinocchio. L’unica perplessità riguarda l’incomprensibile scelta da parte della Disney di non distribuire il film nelle sale ma direttamente sul servizio streaming, anche se l’ipotesi più verosimile è che lo studio abbia l’intenzione di concentrare tutte le proprie risorse sul successivo La Sirenetta, previsto per il 24 maggio e proprio come Peter Pan & Wendy preceduto dalla solita sfilza di polemiche sul casting.

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