Recensioni

7.2

Dopo l’acclamato e piuttosto “intimista” Nel Torbido, Paolo Spaccamonti raddoppia con un lavoro piuttosto diverso nella genesi ma che mantiene molte delle sue caratteristiche sonore. Pubblicato come settimo volume della serie Decay Music della sempre sia lodata Die Schachtel, Ifigenia/Oreste è la sonorizzazione dell’omonimo spettacolo diretto da Valerio Binasco e prodotto dal Teatro Stabile di Torino. Spaccamonti non è nuovo alle sonorizzazioni live, siano esse di film muti, spesso commissionati da enti di prestigio come ad esempio il Museo del Cinema di Torino, o di spettacoli teatrali e/o letture; ma è anche la produzione “in proprio” del chitarrista torinese a essere sempre stata molto caratterizzata sul versante “visivo” (e visionario, ça va sans dire) tanto da poterne parlare come di “imaginary soundtrack” o, con un prestito dall’inglese, di musica “cinematica” finendo col toccare la soundtrack classicamente intesa con l’album I Cormorani.

Sonorizzando uno spettacolo teatrale incentrato sulle due tragedie di Euripide, trasformate dal regista in “un percorso che attraversa gli archetipi del mito e la dimensione più intima e umana della famiglia”, emerge tutto il lato drammatico e teso delle musiche di Spaccamonti. Tra increspature rumoriste (Nuovo sposo) e lande sonore rarefatte (Ermione), escursioni al limite della dimensione ambientale (Niente di sacro) e cupo dissolversi (Tindaro), tra flutti elettrici (Uccidere Elena) ed accensioni ritmiche (Pilade), l’album vive di una tensione continua resa in forme mai opprimenti e quasi sempre in modalità scarna, minimale, essenziale.

Questo gioco di chiaroscuri, questo alternarsi di suono e silenzi, questa essenzialità sonora priva di orpelli eccessivi (e fuori luogo, a leggere le recensioni dello spettacolo) permette di rendere appieno il senso di sgomento e tremenda attualità (disgregazione familiare, scontro generazionale, drammatica efferatezza, (in)giustizia e follia, ecc.) delle tragedie originali come della rivisitazione di Binasco, portando in dote la bellezza di un disco da ascoltare a occhi chiusi ma anche il dispiacere per non aver assistito a una messinscena che, stando a queste musiche, è di sicuro stata di forte impatto.

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