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Fuggire dalla retorica del duetto eppure celebrarne le possibilità ridisegnando i contorni di una parola abusata come condivisione. Sembra questo lo scopo del quinto disco di Gino De Crescenzo Pacifico, progetto immaginiamo difficile da realizzare viste le prerogative. Quattordici inediti per altrettanti diversi artisti chiamati appunto a condividere interpretazione, talvolta scrittura e arrangiamento, più un altro nugolo di musicisti (fra cui i due terzi italiani dei Blonde Redhead) a suonare e arrangiare. 



L'ex Rossomaltese vuole sondare le molteplici potenzialità della sua riconoscibilissima scrittura ed è proprio il marchio autoriale a tenere insieme una tracklist assai differenziata. Domina una sobria eleganza pop (il singolo L'unica cosa che resta con Malika Ayane, l'aurea Concato di Parlami radio con Musica Nuda), che si alterna a qualche francesismo notturno (L'ora misteriosa con la compagna Cristina Marocco) e ad alcune evitabili deviazioni: su tutte la rotativa rock-blues di Presto (coi Bud Spencer Blues Explosion e un Frankie Hi Nrg grondante retorica antisistema) ed i Tiromancino slavati di Ogni giorno coi Casino Royale. 



Gli episodi migliori, tuttavia, sono con colleghi di penna che la penna nell'ultimo decennio hanno dimostrato di saperla tenere in mano. Francesco Bianconi in calco deandreiano sulla religiosità laica di Infinita è la notte (testo a quattro mani) e un Manuel Agnelli quantomai riflessivo a prestare la voce sulla bella chiusura di In cosa credi. Peccato che il resto non sia a questa altezza e dopo i primi due ascolti saziati dalla curiosità, al terzo si cominci a sbadigliare un po'. Come a dire: Una voce non basta, ma tante non fanno per forza primavera.

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