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7.4

In ogni disco Bruno Dorella e Stefania Pedretti avanzano scavando nel profondo sia del loro stile che di loro stessi, uno sguardo prospettico capace di rinnovare di volta in volta un suono ormai ben riconoscibile. Anche se gli ingredienti che hanno animato gli oltre vent’anni di carriera degli Ovo ci sono tutti, il differenziale compositivo e la ricerca costante li trasmutano a ogni capitolo in qualcosa di nuovo e per certi versi innovativo. Se nel precedente Miasma le direttive collimavano con la ricerca di un linguaggio più comunicativo del solito, facendo del noise core apocalittico una questione squisitamente autoriale, il senso di Ignoto va ancora oltre.

Un lavoro che si alimenta dallo sconcerto per i dirompenti eventi che hanno colpito simultaneamente la nostra recente quotidianità – dalla pandemia che ha menomato l’esistenza di tutti e con effetti collaterali ancora incalcolabili ai riflussi violenti di intolleranza, razzismo, fascismo – e nondimeno dai momenti bui che hanno toccato a livello personale la vita del duo – Stefania ha dovuto affrontare alcuni importanti problemi di salute che ne hanno cambiato la prospettiva su molte cose. Di qui lo sguardo su un futuro percepito incerto e imprevedibile, esasperato dal vortice di inquietudine provocato dalle ombre dei tempi bui che si proiettano all’orizzonte – non a caso gran parte dell’ispirazione dei brani deriva da alcuni noti scrittori sci-fi e horror come, tra gli altri, Octavia E. Butler, H. P. Lovecraft, Edgar Allan Poe, Philip K. Dick, Ray Bradbury e Clive Barker

L’unico modo vitale per affrontare il momento senza auto mutilarsi i sentimenti o, peggio, annegando nell’angoscia è quello di guardare in faccia gli spettri con coraggio e sano realismo, ma anche con la capacità di concettualizzarli in un riflessione non sterilizzante e utile a comprenderne la complessità. Per questo il timbro cambia ancora distillandosi in due lunghe suite, ognuna suddivisa in quattro movimenti, che arrivano come un flusso di coscienza, un mix di introspezione ed esternazione del proprio sentire, una scrittura meditata eppure ricca dell’esperienza improvvisativa del duo, poetica ma senza compressi; un suono che raccoglie il passato aggiungendovi elementi inediti per andare ancora oltre.

La cupezza della prima parte di La Morte Muore ingloba stavolta ombre dal sapore algido e melodie gotiche, un risveglio che sa di sopravvivenza e dolore mentre la vocalità stregonesca di Stefania intaglia delle vere e proprie parole – una quasi assoluta novità per il gruppo – di un rituale esorcizzante: “La Morte Muore” è un surreale mantra per prendere coscienza del vissuto. Una profondità diversa dal solito ma irriducibilmente Ovo capace di attanagliare il cuore per fluire in massicce esalazioni slabbrate e rugginose. Visioni scalfite da elettroniche basiche che diventano un battito pesante, sempre più intenso, fino a incastrarsi in una marcia surreale su cui si staglia un canto apocalittico à la Angels of Light.

L’essenza hard core punk del duo apre il primo movimento di Distillati Di Tenebre, una sfuriata di martellamenti crust immersi in armonie black metal, un urlo incessante che implode in un distillato sludge core post-industriale, colpi in slow motion à la Young Gods come pugni nello stomaco e dilatazioni spossanti che ricordano i Corrupted. Stefania urla di precipitare nel buio mentre la vista circostante si distorce progressivamente fino a lacerarsi in primitivi stridori powernoise. Un lavoro di qualità ed ennesima conferma di come gli Ovo riescano ancora – e forse come non mai – a farci vivere l’esperienza profonda di loro stessi.

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