Recensioni

Teatrale e imprevedibile. Se proprio si dovesse riassumere in una manciata di aggettivi (speriamo non ce ne sia mai bisogno!) la musica del duo italiano, questi sarebbero senz’altro i più pertinenti a descriverla. Il coinvolgimento emotivo che suscita la violenza ai limiti dell’eccesso del linguaggio musicale utilizzato da Bruno Dorella e Stefania Pedretti sfiora, accarezza la follia in un vorticoso spingersi verso sonorità aliene e alienanti, sfogo estremo di un decadentismo fuori tempo massimo.
Miastenia, terzo album degli OvO, primo ad uscire per l’etichetta Load, è molto diverso da Cicatrici, suo predecessore, non nella progettualità, quanto nel sound. L’approccio violento, lontano da qualsiasi compromesso con la “piacevolezza” trova espressione, questa volta, nei terrificanti vocalizzi di Stefania (a metà tra la voce de L’Esorcista e quella di un qualsiasi vocalist di una band norvegese di black metal) e nel drumming “pesante”, parente stretto del doom, scelto da Bruno, con l’aggiunta di bassi/chitarre tanto compressi da trasformare la natura stessa degli strumenti a corde.
Lo pseudo-death metal di Anime Morte è assolutamente spiazzante, Fobs Unite sembra scimmiottare l’hardcore punk nei suoi tiratissimi 30 secondi. Poi, improvvisamente CoCo, una filastrocca follemente ipnotica, che viene squarciata letteralmente dai suoni di nuovo pesanti e taglienti della successiva Mammut. Miastenia è tutto un alternarsi di scariche di violenza sonora e riposi schizoidi, che conduce al lunghissimo epilogo della title track: venti minuti di orrorifico dark-doom. I raggelanti riff metallici e la lentezza inesorabile della batteria fanno da sfondo alle urla disperate, sataniche, della Pedretti, attrice protagonista di questo teatro dell’orrido che sulla lunga distanza trova migliore compiutezza e coerenza. Figuriamoci dal vivo…
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