Recensioni
Omega Mai
Giovanni Di Domenico
Omega Mai
Nero Assoluto
-
Stefano Pifferi
- 1 Dicembre 2021


Prende il nome da una delle cavità carsiche più estese d’Italia e nasce dall’incontro tra due vecchie conoscenze – da una parte l’Outside Inside di Montebelluna, lo studio di registrazione di Matt Bordin, dall’altra Stefano “blitz” Rossi di Holidays Records – con l’intento di fissare su disco live sessions o sedute di improvvisazione tenute nel citato studio veneto. Grafica al tempo stesso che più minimale non si potrebbe, ma con la cura del dettaglio che ha sempre caratterizzato la sorella maggiore Holidays; in questo caso, vinile colorato per Omega Mai, e stampe ricercate, due di Flavio Bordin per Omega Mai e tre di Ericaeilcane per il disco di Di Domenico. Insomma, il primo passo di Castel Sotterra, questo il nome della nuova label, è un doppio passo che smarca a destra le tante, troppe edizioni in vinile sciatte e mal curate e ci regala due dischi di primo livello.
Omega Mai, si sarà inteso dalla sigla, è la collaborazione, o meglio la sovrapposizione, tra Squadra Omega e Mai Mai Mai che, tradotta in musica, fa due lunghe tracce synthetiche per paesaggi onirici e umorali (la seconda metà del lato A, col sax che piano piano introduce il crescendo finale), a volte inquieti e a tratti anche minacciosi – la prima parte del lato A rievoca addirittura certi passaggi industrial in bassa battuta del tempo che fu (vedi alla voce primi Scorn) – che si liberano nelle oscurità più recondite del cosmo come nella miglior tradizione kosmische, ma con una colata lavica nero-pece, quasi da dark-industrial, che ben si sviluppa nell’ossianico lato B.
Nero Assoluto è invece un lavoro per solo piano rhodes di Giovanni Di Domenico, artista che non ha bisogno di presentazioni vantando un curriculum che da queste parti pochi si possono permettere. Le due lunghe tracce untitled del disco sono perfette per questo periodo: umorali e autunnali col loro essere malinconicamente accese, vivono di increspature e reiterazioni con le note che vanno via via creando paesaggi visivi angolari e multiprospettici (il primo movimento del lato A). Oppure si diradano, allungandosi su distese sonore via via più cristallizzate, rasentando la stasi che “lega” le due tracce per poi ravvivarsi nel cuore del lato B, con un crescendo che sembra riannodare le fila del tutto prima di disperdersi nei suoni dell’ambiente circostante.
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