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Torna sul luogo del delitto Mai Mai Mai, nel bel mezzo dell’(immaginario) Mar Egeo, ed è di nuovo un viaggio nei meandri più disturbanti dell’elettronica bastarda di questi tempi. Se Theta ci aveva mostrato la via, Delta approfondisce il discorso di un percorso senza spazio né tempo in una dimensione “altra” fatta di cupe dissolvenze alla Demdike Stare – e di conseguenza, library music italiana dei 60s e 70s – beat minacciosi e atmosfere cupe da hauntology de noantri, textures minimali e droni possenti e circolari, ambient malsana che spesso vira verso lidi dark: il tutto messo al servizio di un fluire musicale per flutti e ondate, quasi a voler rimarcare ancora il legame col mare nostrum.

Le ospitate di Donato Epiro, Gianni Giublena Rosacroce e Piovs a organi, clarinetti e moog arricchiscono un programma di per sé allettante, tra esoterismo di ritorno (per approccio, sembrano tornare a galla esperienze borderline come T.A.G.C.) su cui spuntano ipotesi di casse dritte affogate nel rumore (Euphróne), dilatazioni da droning chiesastico (Byzàntion), astrazioni da noise (quasi) concreto (Tetraktys). Menzione speciale per la conclusiva Phuge: oscuro fluire di droni in libertà nella prima metà ed esplosione ritualistica circolare che rimanda alla dark-ambient ipnotica e “etno” di certi passaggi di Deutsch Nepal o ad alcune atmosfere alla The Moon Lay Hidden Beneath A Cloud: come dire, paganesimo, occultismo, “naturalismo”, elettronica, droning e molto altro ancora in una traccia sola.

Il naufragar, si sarà capito, è dolce in questo mare.

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