Recensioni

Squadra Omega goes fully electronic. Questa dovrebbe essere la novità di Antiterra, con la fuoriuscita – prendiamo con le molle ogni movimento interno dato che la Squadra ha fatto della fluidità della formazione il suo caposaldo e insieme la sua cifra caratteristica – della batteria di Zolli e l’ingresso di Von Tesla a ristabilire il trio di smanettoni insieme a OmegaMatt e OmegaG8.
Se qualcuno ha pensato “sviaggione”, beh, non possiamo che dargli ragione. Cinque lunghe e lunghissime tracce per un totale di 75 minuti di osservazione e planaggio ad alzo zero su una dimensione corporea sfaldata e atomizzata che via via trasmigra verso le lande più oscure del cosmo, tra ripetizioni e ciclicità al guado tra drone-music e kraut liquido (la Parte I), passaggi ambient hauntologici e un quartomondismo hasselliano (la chiosa di Parte III) che si fa realisticamente altro-mondo staccando gli ormeggi da questo per proiettarsi sul suo doppio speculare e invisibile, com’è appunto l’anti-terra.
Roba che in apparenza rasenta la staticità ma che a un ascolto “totalmente assorbito” rivendica la sua capacità di modularsi, di modificarsi, di slittare e scivolare tra le pieghe delle musiche cosmiche con naturalezza ed equilibrio. E il bello è che si rintraccia tutta l’esperienza pregressa della Squadra disseminata nei dettagli sonori, nella forma mentis, nella modalità compositiva e nella riuscita capacità evocativa di questo ennesimo ottimo lavoro.
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