Recensioni


Non fai in tempo a darli per dispersi che si ripresentano non con un album, bensì con due. I Noxagt, trio scandinavo che si è fatto apprezzare per un sound duro e senza compromessi, torna dopo uno iato che ormai consideravamo perenne e dopo un cambio di formazione che vede l’avvicendamento del chitarrista: John Egre dei Jazzkammer, altra congrega non propriamente di educande, al posto di Anders Hana (già Ultralyd e con la sua chitarra baritono a suo tempo sostituta della viola di Nils Erga), va a supportare la sezione ritmica dei fondatori Kjetil Brandsdal (basso) e Jan Christian Lauritzen (batteria).
Nessun terremoto, comunque, dato che il magma sonoro del trio non si sposta da ciò che era stato sapientemente condensato in Noxagt, ultimo domicilio conosciuto e garantito dal marchio Load. Dopo una breve intro noise che mette già sui giusti binari, quattro estenuanti tracce di noise materico: spossante e opprimente come dei Melvins infilati in una catena di montaggio (You Were Followed By A Man From The Station To Your House), vorticante come un jet impazzito e prossimo al collasso strutturale (Someone Calls You Every Night But Says Nothing. You Can’t Sleep), su midtempo che grondano acciaio fuso (A Colleague Came To Your House And Punched You. Your Room Became Very Messy), per placarsi con una conclusiva A Drunken Person Kicked You At The Station And You Had To Go To The Hospital che è una nenia ancor più opprimente del maelström sonoro delle precedenti tracce. Da notare, l’innata simpatia e la ventata di ottimismo dei titoli delle tracce, in linea con lo humour scandinavo.
In Collection I, invece, i tre compilano un po’ di materiale sparso e unreleased del periodo 2011-2004 con più di qualche cicchetta, e la cosa si fa insieme più interessante e più varia, data la presenza, all’epoca, della viola impazzita di Nils Erga. Pezzi da Peel Sessions (Titanic), live on stage (una Thurmaston/Karsk My Bitch Up piena di sadismo ironico, una Powerchild che è pure monocromo pachidermico, Mek It Burn, Gravy & Blood) o alla radio (Piranha catturata alla KFJC radio di L.A.), qualche inedito dall’abortito album d’esordio Saemon Box (l’opener noise di Love Transfusion e la bellissima Abdel-Wahab, tra umori mediorientali e sconquassi sonici) e la splendida chicca finale con Billy Anderson a mettere la voce nel devasto di Acasta Gneiss, ci dicono di una band agli esordi sempre rocciosa e ostica ma meno monolitica rispetto alle successive evoluzioni.
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