Recensioni

7.2

Era il 1981 quando i Not Moving fecero la loro comparsa sui palchi della provincia del profondo Nord, agli albori della nuova scena rock tricolore (termini come “indie” o “alternative” non erano ancora di moda; si preferiva, per diversi e importanti motivi, “punk” o “underground”); erano anni in cui se si aveva la giusta dose di passione mista ad incoscienza si riusciva ad aprire per i Clash e a condividere il furgone con Johnny Thunders, dopo aver calcato i palchi con Litfiba, CCCP e tante altre formazioni sorelle più o meno fortunate.

Pur se costellata da relativamente poche uscite discografiche – due album, due mini, due EP – e con lunghissimi gap d’inattività (e progetti alternativi) nel mezzo, la loro storia è rimasta un culto ben custodito e venerato da tutti gli appassionati di ieri e di oggi (anche insospettabili, come Max Pezzali), grazie alla tenacia e dedizione di Antonio “Tony Face” Bacciocchi, Rita “Lilith” Oberti e Dome La Muerte nel mantenere vivo un marchio che, in tempi recenti, è tornato di prepotenza a far parlare di sé con la sigla rinnovata Not Moving LTD (sotto cui è stato licenziato nel 2019 il buon Love Beat).

Adesso, a quarantaquattro anni dai primi passi, i tre affidano il loro ultimo giro di valzer a That’s All Folks!, poco più di mezz’ora in cui salutano il loro pubblico facendo ciò che hanno sempre saputo fare: semplicemente, dell’ottimo rock’n’roll così come impartito dai maestri Stones (But It’s Not, con un tocco degli amati Jam in apertura), Stooges (Bo Diddley Doing Something) e Velvet (Ray Of Sun), senza dimenticare le radici blues (la Soul Of A Man di Blind Willie Johnson in apertura, la chicca The Devil With The Blue Dress On, scoperta nella-versione di Mitch Ryder and the Detroit Wheels ma riarrangiata in base all’originale di Shorty Long) e il luogo da dove tutto è partito (la versione recitata di Not Moving dei DNA, che battezzò la band).

Dieci episodi veloci, essenziali e con un gran tiro, in un tributo non solo alle influenze dichiarate (dai Gun Club ai Cramps fino ai Pretenders di Saphran Road, non tralasciando la psichedelia di marca Paisley Underground – la strepitosa Once Again), ma anche e soprattutto a se stessi e alla loro storia, in un’ultima memorabile performance da parte di tutti e tre i membri, decisamente in gran spolvero.

Avere il privilegio di chiudere la propria avventura nel modo in cui si vuole non è da tutti. Custodi di un suono e un’attitudine preziosi, i Not Moving ci regalano un lavoro il cui valore anzitutto è testimonianza, oltre che doverosa — e divertita — celebrazione r’n’r. L’augurio migliore è che il testimone venga raccolto e la fiamma resti, comunque, accesa. Hail, hail, rock and roll.

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