Recensioni

7.1

Con la seconda parte di Canerandagio, Neffa completa il suo quadro esistenziale e sociologico sul tempo che passa, l’alienazione e la disillusione. Dieci nuove tracce dense, alienanti e crepuscolari, arricchite da featuring di alto livello, produzioni curate e un forte richiamo all’era degli MCs.

In questa mezz’ora di hip hop, Pellino sembra essersi tolto la ruggine e l’inconscia pressione del ritorno a casa: ora è più sciolto e a suo agio nelle atmosfere disilluse e vagamente distopiche, tra synth anni ’80, batterie dimesse, lo-fi, bassi tenebrosi e loop incerti, sotto l’influenza di Madlib, The Alchemist, Cypress Hill, Company Flow, Pharcyde, Boldy James, Roc Marciano. Accanto a lui, una pletora di collaboratori illustri, dalle glorie del passato (Jake La Furia, J-AX, Kaos) a nomi contemporanei come Salmo e Nayt, passando per interpreti del pop/indie italiano (Coez, Mahmood).

Il risultato è un mondo in cui Kafka incontra Blade Runner e scopre la cultura hip hop: stanchezza urbana, turbe mentali, sentimenti torbidi, vizi, cinismo, giochi di parole, tecnicismi da liricista e un filo di street credibility. È un mondo ben caratterizzato quello costruito da Neffa, un mondo che è post-Neffa delle origini, adulto, nichilista, amareggiato, ansioso. Un mondo che rinnega l’immaturità da cannette e centri sociali dell’iconico SxM, e quell’atmosfera da festa che impregnava Neffa e I Messaggeri, pur mantenendo flavour, tecnica, e carisma.

Questo è il segreto per una seconda mezz’ora che, nonostante conservi alle volte quello stile vocale ancora troppo barboso e unidirezionale, risulta più centrata, godibile, ambiziosa rispetto al primo capitolo. La tracklist, coincisa, è l’ideale raccolta di canzoni che soddisfa tutti senza perdersi. L’intro Show è funky e gustosa al punto giusto; l’elettrizzante e madlibesca Santosubito/Rubik è tanto ballerina ed elaborata quanto tecnicamente ineccepibile; Biancoenero e Deidellolimpo sono una fiera di barre, grigiume urbano e spiritualità con grandi ospiti a decorare il tutto (Jake La Furia e Kaos), mentre Burnout e Lunarossa evidenziano una penna ancora in grande spolvero. Una penna che può ancora dire tanto.

In definitiva, l’attesissimo ritorno di Neffa convince: la sua estetica notturna, violenta e alienata è precisa, più sciolta e sicura rispetto alla prima parte. Il cane randagio ha ricordato come si fa il rap alle nuove generazioni, senza snaturarsi, anzi, mostrando un’evoluzione ideologica, sociale e sonora che suona matura e ben impostata. Il ponte che collega i cani sciolti nei centri sociali e il cane randagio nel buio post-moderno lo costruisce Giovanni Pellino, un rapper che dall’hip hop non è mai riuscito a separarsi definitivamente.

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