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6.7

Negli ultimi tempi il ritorno di Neffa ha attirato più di qualche curiosità per i fan della doppia h italiana. L’artista campano si è finalmente deciso a rappare dopo circa venticinque anni di voli pindarici tra soul, funk e pop. Tutti hanno le antenne dritte perché, vuoi o non vuoi, non c’è niente da fare: bella la Mia Signorina, bello tutto, ma il materiale post-107 Elementi (1998) non raggiunge, e non cerca nemmeno di farlo, gli apici creativi e gli impatti culturali dei primi lavori disografici, indubbiamente i primi veri e propri classici del nostro rap.

Finalmente Neffa lo deve aver capito, ormai raggiunti i 57 anni: ora basta rinnegare la mia vera natura, è il momento di tornare a casa (“Sono senile ma se serve stile ancora te ne caccio” scrive in Littlefunkyintro). Ecco che è arrivato finalmente Canerandagio Pt.1, il “ritorno del guaglione sulla traccia”, per usare un suo attacco.

Un ritorno che sicuramente è stato misurato e intelligente: accogliere a braccia aperte la nuova scena senza rinnegare le proprie radici “vintage”. Ecco spiegato un pastiche che riunisce curiose pescate old school (si pensi a Lucariello, ex- Clan Vesuvio), highlander che mettono tutti d’accordo (Fabri Fibra, Noyz Narcos, Guè) e novità dall’itpop/rap di oggi (Franco 126, Joan Thiele, Ele AJoshua, STE ecc…). 10 tracce, 30 minuti, Neffa non esagera con la portata di un disco che dal nome sembra alludere a un qualche tipo di sequel. Allora calma, va bene tornare, ma facciamolo in punta di piedi, risvegliamo qualcosa con l’eleganza e le memorie, non con la ridondanza e il casino, poi ci sarà tempo per elaborare ulteriormente.

I brani, la copertina (una massa non identificata dal fascino lugubre), le visual che accompagnano ogni canzone, esplicitano chiaramente un mondo amaro e buio che flirta con il distopico. Un riferimento evidente a SXM (1995), prima e ultima fatica dei Sangue Misto (Deda, DJ Gruff, e Neffa per l’appunto): hip hop minimale, scarno, cupo e alienato, patine lo-fi, voce dimessa, riflessioni amare, critica sociale, il tutto con una nuova maturazione interiore. Canerandagio Pt. 1 sembra quindi prendere il trio nato tra i graffiti della zona 57 di Bologna (a detta di molti il luogo più importante della storia del genere nel nostro paese) e insegnargli le paturnie dell’età adulta, oltre alle nuove suggestioni ritmiche e melodiche partorite negli ultimi 10/15 anni di storia musicale. Alle vecchie tematiche e sonorità auto-citazionali (l’autocelebrazione di Littlefunkyintro, l’amore/odio per la marijuana in TROPPAweed, il sentore di straniamento e amarezza di Canerandagio e Bufera) si affiancano tormenti esistenziali, rimpianti, disorientamenti, e nuove salse strumentali (Perdersi&Ritorno e Miraggio e i loro ritornelli psichedelici, Cuore a Pezzi e le sue synth anni ’80, Tuttelestelle e il suo scavo spirituale). Neffa evolve i suoi vecchi passi e le atmosfere di riferimento, stravolgendo il nucleo originale dei suoi lavori, e in questo snaturare un modello che è esplicitamente citato per ogni dove sembra perdersi un po’, nel limbo tra un rimando a una controcultura ormai scaduta e una modernizzazione più auspicata che realmente tangibile.

Niente di tragico, un veterano vive e respira pulsioni passate, e questo veterano è un modello più che ottimo in una scena contemporanea che ha bisogno di qualche maestro in più: una visione di intenti che insegue l’idea e non il denaro, un’apertura al nuovo, una penna conscious che sa quel che vuole comunicare. Va poi notato che il disco certamente non sconvolge, ma è anche vero che scorre tremendamente bene, è un ascolto piacevole ed eclettico, inaspettato per i suoi intrecci (basti a pensare alla coppia Fabri FibraMyss Keta in Hype, riedizione del classico Scattano le indagini, da Turbe Giovanili (debutto di Fibra del 2002) , o al duetto Lucariello-STE a infondere il sempreverde orgoglio partenope del nostro).

Neffa è quindi più curatore che protagonista, in un approccio che ricorda il ricco melting pot di Neffa e i Messaggeri della Dopa (1996). Ognuno riesce a mettere la sua visione senza sopraffare quella del protagonista (un IZI in grande spolvero ricalca il tema dell’emarginazione nella title track,  Franco126 disegna immagini agrodolci in Bufera, Joshua si riempie di malinconia nel perfetto ritornello di Cuoreapezzi).

A conti fatti sia “old heads” che neofiti saranno soddisfatti di questo ritorno, i primi per sentire Snif Snef pronunciare nuovamente la parola “cane” e per poter prendere la Delorean verso il proprio passato giovanile, i secondi per una commistione tra ottimi esponenti della scena contemporanea e un sentore vintage che di questi tempi ammalia e non poco.

Neffa ripercorre i suoi passi per tornare, non stravolge il canovaccio ma lo ri-adatta. Canerandagio Pt.1 è un buon disco che tuttavia non raggiunge il suo massimo potenziale. La curiosità per i prossimi passi rimane comunque alta.

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