Recensioni

7.1

Veniamo subito al punto: MORE D4TA ha innumerevoli sfaccettature ma alla base di tutti i discorsi che possiamo fare (a partire da Berlino), che la nota stampa può cucirci addosso (la gestazione durante il lockdown, le gite di Sascha Ring al Gemäldegalerie museum, l’overload mediatico), rimane un disco dei Moderat per come li abbiamo conosciuti e amati. Un trio che sulla carta esiste dal 2002 e che dal successo dell’omonimo album (2009) trainato dal singolo A New Error, ha pubblicato un trittico di lavori che possiamo annoverare in un unicum elettronico melodico. Quest’ultimo capitolo non fa eccezione.

Gernot Bronsert e Sebastian Szary (Modeselektor) ci hanno messo le loro abili mani di miscelatori e condensatori di tendenze che dal dancefloor berlinese guardano fuori, soprattutto in direzione Londra, Sascha Ring (Apparat) avvolto dal suo evanescente carisma, una già glassosa materia elettronica. Ne è venuto fuori un club della mente fatto del miglior design berlinese, un distintivo mix di rigore ed eleganza (pensate al design degli occhiali ancor prima che all’architettura), stratificato in trasparenze, rifrazioni e una proverbiale e pluricitata bioluminescenza. Soprattutto un luogo che richiama un senso di umanità, che raccoglie, unisce, eleva eppur protegge.

Disco dopo disco, Ring è diventato per Berlino, e per la sensibilità mitteleuropea, l’analogo di Thom Yorke, modificando il DNA techno del duo e conferendogli una dimensione sì umana, ma anche trascendente, infondendogli quel che il frontman dei Radiohead chiama appunto ANIMA.

Composto durante la pandemia, MORE D4TA è il disco che segue il già compiuto III. E se per quello già parlavamo del lavoro dei Moderat al 100%, da queste parti potremmo sbrigarci definendolo quello della maturità ulteriore. Il succo del discorso è questo. Un bel disco, solido tanto nelle parti canore quanto nel portato musicale, senza capolavori, ma che alla mancanza di quelli risponde con diversificazione, artigianato, classe e i tratti di una complessità mai davvero voluta. Dell’effetto rave amarcord non è fatto mistero (la trance-nostalgia di NEON PARTS  è pura orchestra di bollicine), le canzoni, come ogni buon disco pop d’autore che si rispetti, ci sono (l’incipit di FAST LAND è già un piccolo classico, Easy Prey, con i suoi tocchi HD, è degna del miglior Yorke applicato alla passerella).

Le citazioni sono chiare e scientifiche (DOOM HYPE cita i Depeche Mode altezza Some Great Reward, DRUM GLOW cita Burial, l’angelo custode UK di cui sopra, SOFT EDIT i Kraftwerk, NUMB BELL il giro 8-bit), idem gli innesti volti ad allargare i confini del progetto (vedi il Wisconsin di Bon Iver e progetti collaterali a far capolino nei falsetti di una manierata COPY COPY, oppure un Brian Molko che sembra agitarsi nei testi di UNDO REDO). E come non apprezzare le nerdate: nelle pieghe delle sopracitate NEON PARTS e DRUM GLOW, Bronsert e Szary hanno inserito un sample caratteristico della Second Summer Of Love e della prima ondata balearica, ideale oggetto di conversazione tra generazioni di raver sempre più attempati (“Oh ma questo è l’uccello che sentivi in Pacific State e in Sueño Latino… …lo metteva pure Rustie in Up Down nel 2014!”).

MORE D4TA è l’album con il quale possiamo definire i Moderat storicizzati. I Chemical Brothers lo sono già con tutti e due i piedi. Il trio lo sta diventando. E il duo è il primo nome a venir in mente sia per blasone che per importanza del live show, dato che pure i Nostri ne hanno pensato uno in grande per le date del tour a supporto del disco. Storicizzato non significa da archiviare. Vuol dire che pur toccando confini anche mainstream (Easy Prey), il sound dei Moderat appartiene a un tempo e a quello ritorna. E per una proposta come questa, che fino al terzo capitolo conservava fascino e freschezza generazionali, è qualcosa che non possiamo non considerare. E di cui gli stessi protagonisti sono consapevoli, avendo diviso il disco in due filoni: uno che guarda alle origini (dancefloor, ravey, berlinesi dello stesso Ring Apparat oltre che Modeselektor) e l’altro che tenta nuove strade che non ne stravolgono il senso e le radici. Per collocare meglio il giudizio potremmo domandarci questo: cosa aspettarci da eventuali Moderat V e VI se non varianti di III e IV?

C’è un filone di pensiero che vede il primo Moderat come la testimonianza più fulgida dell’opera del trio, con i successivi due capitoli a rappresentarne versioni sbiadite. Da questo punto di vista, MORE D4TA propone più che buoni pezzi nella direzione del passato e qualche buon numero che abita un presente che è comunque già ieri, quello dell’offerta delle piattaforme di streaming (che siano audio o video), ancora zavorrate da retromania e citazionismo.

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