Recensioni

6.5

Va messo subito in chiaro che l’asticella delle aspettative per questo secondo disco dei Model/Actriz era settata piuttosto alta. Dopotutto Dogsbody era stato davvero una inattesa botta in faccia, un proverbiale fulmine a ciel sereno capace di dare l’altrettanto proverbiale scossa a tutto il corpo, reso quasi epilettico dall’ascolto di quel frullato dance-punk, art-tribal-rock, p-funk deforme ma marcio fino al midollo.

In questo secondo album lungo i quattro newyorchesi (Ruben Radlauer alla batteria, Jack Wetmore alle chitarre, Aaron Shapiro al basso e Cole Haden alla voce) si muovono ovviamente sulle stesse coordinate ma sembrano declinare quella proposta così viscerale, così materica, riottosa, cronenberghiana in forme più levigate e meno arrembanti, più melodicamente pop e meno abrasive anche nei momenti oggettivamente più rumorosi e harsh (vedi alla voce Poppy, coi suoi ossimori melodico-rumorosi), figurarsi in pezzi come Cinderella, costruiti più sulle linee melodiche di Haden che sulle asperità sonore dei compagni.

Per intendersi, c’è pure una sorta di ballatona (Acid Rain, che fa il paio con la conclusiva Baton) che sinceramente si fa notare in negativo inserita com’è tra una sorta di synth-cabaret brechtiano in acido (Diva) e quella specie di minimal-techno ossessiva che è Departures. Quando poi le cose sembrano tornare sui binari dell’esordio, come avviene con il dancefloor degli anni ’80 trasportati altrove di Audience o quella specie di gabberone smostrato di Ring Road, la sensazione è sempre, se non proprio di fastidio, almeno di smarrimento, come di una tensione irrisolta tra mondi apparentemente inconciliabili, come il voler per forza unire universi troppo distanti come possono essere un rave in una T.A.Z. e la sonorizzazione di una sfilata di alta moda.

Insomma, se in Dogsbody la proiezione dell’universo dei quattro era claustrofobica, oscura, insana, qui il glitter ha preso il sopravvento sul marciume, la passerella sul palco a terra, la dimensione arty-pop sul noise catartico, lasciandoci con un senso di disorientamento non tanto su cosa i Model/Actriz vogliano dire (centrali le esperienze personali dei quattro, soprattutto Haden che in Doves e Headlights canta il proprio coming out) ma come riescano a dirlo. Spiace veramente molto dirlo, ma la Pirouette, almeno per chi scrive, non è affatto riuscita.

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