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7.2

Per Bryce Cloghesy, “genio militare” è sinonimo di pura ricerca di armonia: uno spazio utopico privo di armi, odio, violenza ma abitato dalla sola forza creativa dell’individuo. Nel suo ritorno da solista – a distanza di ben quattro anni dalle “atmosfere notturne, malinconiche e cerebrali” dell’esordio Deep Web – l’artista canadese, già membro del collettivo arty canadese Crack Cloud, torna con Scarred for Life, un lavoro in cui fascinazioni jazz, ambient notturna e dub sognante assumono tratti fisionomici più precisi e meno fumosi rispetto agli esordi.

La risposta a questo pragmatismo creativo è da rintracciare nei mutamenti profondi vissuti dall’artista che, dopo la difficile parentesi pandemica, ha sperimentato gli smottamenti emotivi della genitorialità e le vibrazioni di una nuova vita con la propria famiglia tra i panorami suggestivi del Deserto del Mojave (California), trait d’union significativo proprio con l’ultima prova dei Crack Cloud, Red Mile. In Scarred for Life, Cloghesy prova a riappacificarsi con quegli eventi del suo passato che hanno lasciato cicatrici indelebili (tra cui un’esperienza di pre-morte vissuta in tenera età) e lo fa rendendo più profondo ed acuto il lavoro sui testi dell’album in cui persiste una forma ricorrente di  simbolismo naturalista e temi che affrontano la perdita dell’innocenza, traumi emotivi, distopie sociali ma anche vie di fuga per sopravvivere al nostro opprimente presente.

Tutto è animato da una vertigine creativa che punta alla stratificazione e alla varietà di codici espressivi: il ‘suono’ di Scarred for Life, pur mantenendo vive le atmosfere ambient/jazz dell’esordio, immerge l’ascoltatore in scenari segnati da bassi profondi (nella Scarred for Life che ricorda proprio sprazzi dei Crack Cloud), funk da pellicole noir (Twisted Root), retro jazz-folk a tinte scure (Walk the Earth), richiami a quell’estetica sonora britannica dei primi nineties a base di cupo pop orchestrale che fu dei Tindersticks (Darkest Hour) ed un’elettronica solcata da beat ossessivi e che strizzano l’occhio al (coevo) trip hop urbano (Window to the Soul), lasciando in coda la quota più cantautorale dell’album (Cactus Christ / This Prison / Into the Unknown) con brani animati da chitarre immaginifiche, sax lussureggianti e pianoforti lacrimanti nel segno dei migliori Leonard Cohen, David Bowie e David Sylvian, dichiarate fonti d’ispirazione per il Nostro.

Scarred for Life è un disco (ancora una volta) attraversato da una moltitudine di forze espressive, tutte perfettamente bilanciate tra loro, e che indicano sempre con maggiore precisione la direzione scelta da Military Genius. C’è vita nel deserto del Mojave.

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