Recensioni

6.5

Mika Vainio ha sicuramente un approccio in qualche modo stoico. Non solo per il significato che questa parola assume nel senso comune, ma anche per l’originario senso filosofico e per le connotazioni a esso associato. Ossia, stoico è colui che desidera ciò che ha. Una questione di consapevolezza della propria volontà e dei propri mezzi, insomma. Fe3o4 – Magnetite è non solo l’ennesimo disco analogicissimo dell’ex metà pansonica ma ulteriore prova provata di questo atteggiamento.

Non vale la pena cercare innovazione, piuttosto coinvolgimento, da un esperimento come questo. E forse per dare complessità alla faccenda si può ipotizzare qualche dettaglio in più sul concept, derivato dal minerale che in natura più di ogni altro (e prima di ogni altro, nella storia delle scoperte umane) ha proprietà magnetiche, e lì balla l’aprezzamento o meno dell’album: un gioco di polarità.

Punto di partenza è la sospensione dello stato d’animo, che Vainio attira a sua discrezione verso toni più o meno luminosi – e quindi meno scontati dell’oscurescenza a cui il nome di Mika è abbastanza drammaticamente ormai associato. Magnetotactic ne è perfetta espressione, anzi una successione il cui netto tra scuro e bianco è pari. Lo switch è anche tra materia analogica e materia sintetizzata da suoni radiofonici a basso fuoco di frequenza di hertz – e funziona finchè da padroni li fanno gli oscillatori, pur con continue soluzioni di continuità, all’opposto di come fa per esempio Keith Fullerton Whitman. Il bipolarismo scende anche nel giudizio. I suoni, il vero prodotto su cui dare un giudizio aldilà dell’epochè, convincono solo a metà, ossia quando se ne sente la materia viva. E purché non generino automatismi alla Pan Sonic come nella conclusiva Elvis’s TV Room (con frequenza acuta finale che sembra autoironica, ma sappiamo che non lo potrà mai essere).

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