Recensioni

E’ proprio vero che i poli opposti si attraggono: è il caso di Lucio Capece e Mika Vainio e della loro recente collaborazione per Editions Mego.
Se le identità si muovono stilisticamente su territori diversi e la tecnica spazia dall’indiscussa intelligenza elettronica di Mika Vainio alle improvvisazioni e le scritture jazz di Lucio Capece, l’intenzione si intuisce comune.In fondo i punti d’incontro si trovano: basta volerlo o basta, come in questo caso, avere piena coscienza della materia e della tecnica sonora e se a questo ci sommiamo la naturale voglia di sperimentazioni, ecco che gli orizzonti si allargano tra geometrie d’intensa e incisiva identità.
Le discipline di Trahnie si fondono tra soavità ed estremismi, ne sono un esempio i passaggi forzati di Escapes, dalle ruvide superfici e graffianti ferite aperte che si scontrano nei fondali elettronici in texture, o volutamente cedono il posto alle battaglie di Valontuo, in soffocati scontri di superficie di vivida presenza.
Lo dichiaravano già l'apparente quiete dell’apertura Ujellus, lo confermavano (Juurake) le robotiche in beats tra interferenze elettroniche ed acustiche.Affinità, si diceva, materie che si plasmano l’una con l'altra, in questo caso prendendo le sembianza del primo Vainio – si ascoltino anche i sette minuti in drones di Hondonada.
Ci sono poi le violenze di Sahalaitainen, i battiti di Tolmavuo, le dualità atmosferiche di Sigilio o infine le chiusure in malinconie elettrificate di (Manana).
Che siano lacrime o sangue, l’intensa vibrante attenzione al suono e alla percezione colpisce e lascia il segno.
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