Recensioni

Interprete indispensabile dello spirito del proprio tempo, la figura dell’artista non può che sentirsi chiamata in causa quando la sua epoca viene scossa da accadimenti estremamente tragici (come ad esempio la guerra a Gaza). Vuoi per la sensibilità che notoriamente lo caratterizza, vuoi per il grosso senso di responsabilità che si trascina dietro, l’artista è per sua natura intrinsecamente portato a esporsi nel tentativo di risvegliare coscienze assopite, o semplicemente distratte. Nonostante spesso si senta affermare che il politico debba occuparsi di politica e il musicista di musica, ben venga invece che in qualche modo si parli di ciò che non arriva del tutto alle nostre orecchie, e che a farlo sia specificamente un artista.
Proprio con l’intenzione di rompere un silenzio insostenibile che ci allontana sempre più da ciò che avviene fuori dalle nostre case, nel 2024 le musiciste Laura Agnusdei e Agnese Banti hanno unito le proprie forze per dare vita a Bologna For Palestine: un progetto/chiamata alle arti (nato a sostegno alla popolazione palestinese e delle attività di Women With Gaza), che vede più artistə esibirsi simultaneamente. Divenuto una sorta di format (dal quale è uscita anche una pubblicazione su cassetta per Maple Death Records), il progetto ha di recente toccato le corde di Fabrizio Modonese Plaumbo che ha ben pensato di proporre un’esperienza simile in quel di Torino.
Curato dallo stesso Modonese Palumbo, insieme ad Andrea Pomini, Torino For Palestine ha avuto luogo al Magazzino sul Po lo scorso 9 febbraio offrendo una piacevolissima alternativa alla piattezza di una qualunque domenica invernale. Spalmato da pomeriggio fino a sera, l’evento è stato scandito da momenti precisi che hanno consentito anche lo svolgimento di altre iniziative. Tra queste: dei talk iniziali (durante i quali sono state introdotte realtà come Torino per Gaza, HeART Of Gaza, e Queers For Palestine) e la presentazione del progetto fotografico di Alessandro Bello, Voci di resistenza.

Dedicata anche all’impegno dell’organizzazione britannica M.A.P. (Medical Aid for Palestinians) – alla quale è stato devoluto l’intero ricavato –, la serata ha previsto una staffetta musicale non stop dove 22 performance sonore si sono fluidamente mescolate fra di loro nel rispetto di una time schedule ben definita. Ogni musicista (o duo, o trio, o gruppo) ha infatti avuto a disposizione 16 minuti dei quali una manciata da condividere con chi si esibiva prima e dopo. Ciò che è venuto a definirsi è stato così un flusso ininterrotto di oltre tre ore di passaggio di un testimone che, da tre postazioni diverse, ha visto l’alternanza di nomi di spicco del territorio torinese quali Cosmo, Larsen, Paolo Spaccamonti, Dario Bruna, Ramon Moro e Paul Beauchamp, giusto per citarne alcuni.
E proprio a Beauchamp (mostro sacro dell’underground locale e non) è toccato il compito di aprire le danze attraverso un set di matrice drone che ha scaldato perbene l’ambiente. A condividere con lui il tavolo collocato al centro del locale, su cui poggiavano tutti gli strumenti già cablati e settati, Alberto Danzi che ha lasciato gradualmente il posto alle sonorità più ancestrali e ipnotiche dei Saba Saba: un’esecuzione accattivante per synth e pad dalla quale si sono fatti strada i ritmi sincopati e danzerecci di Cosmo. Fra un sample e un beat sono stati poi Spaccamonti e Moro a introdursi nella session per riportare il Magazzino verso atmosfere a dir poco luciferine. Merito anche dell’incredibile Dario Bruna alla batteria (nonché delle luci ardenti che illuminavano il palco), quello che ha preso gradualmente forma è stato un breve viaggio abissale fatto di schitarrate doom, echi di tromba e percussioni affilate.
Terminato quello che è stato uno dei momenti più alti della rassegna, è arrivata poi l’ora di emergere da quel gorgo profondo con i suoni elettronici più minimali e cadenzati di Selfimperfectionist. Intervallata da un dj set di Alessandro Passenger, la maratona ha ripreso la sua folle corsa con la tripletta ad alto tasso di distorsioni analogiche formata da Enrico Degani, Adriano Cava e Similou. Un’escalation noise che Ramon Moro – nuovamente sul palco – ha progressivamente trasformato in un momento di riflessione intervenendo col suo fiato su di una registrazione della chiamata islamica alla preghiera. L’arrivo in sordina dei Larsen, sulle note di Moro, ha restituito impeto e vigore al tutto con un live energico sorretto nono tanto dalla viola elettrica di Modonese Palumbo, o dalle percussioni di Marco Schiavo, quanto dalla sinergia insita fra tutti i componenti. Cessata l’ira funesta della band torinese, il set magnetico di Bruna ha cominciato a traghettare la serata verso la sua conclusione lasciando poi spazio sia alla solenne performance del trio formato da Natura Morta, Miss Katena e Francesca Sebastian Puopolo, sia alle stesse organizzatrici di Bologna For Palestine (Agnusdei e Banti). Dj set della buonanotte offerto da DJ Ari & Pillola.
Oltre all’alta qualità delle esibizioni, quello che ha colpito maggiormente di questa prima edizione (e si spera non ultima) di Torino For Palestine è stato un pubblico affiatato che è accorso numeroso mandando sia sold out l’evento, sia contribuendo al mantenimento di un certo mood positivo. Che sia forse quello della Cultura l’unico bombardamento di cui abbiamo bisogno?
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