Recensioni

6.9

Cosa potranno mai dire di nuovo i Meat Puppets? Proprio nuovo nuovo be’, si può discutere. Ma certo non definiremmo Dusty Notes un disco semplicemente pleonastico. La formazione originale a trio, con Derrick Bostrom alla batteria a coadiuvare i due fratelli Kirkwood, torna dopo più di vent’anni, e non ci sembra per niente arrugginita. La chitarra di Curt suona sempre strepitosa – a spalleggiarlo in questo disco c’è anche suo figlio! – e l’atmosfera è quella “classica” che aleggia da sempre sui dischi della band dell’Arizona. Familiare sì ma non stantia, anzi, seducente e misteriosa, là dove gli umori rurali incontrano un’arcana psichedelia. Un aspetto, questo del gruppo di Chris e Curt Kirkwood, sempre affascinante a dispetto delle tante primavere passate.

Dai primi pezzi  in scaletta, tra cui indicheremmo i migliori in Warranty (con un bel ritmo in levare e una chitarra riverberatissima sullo sfondo) e nella sempre ritmata Nine Pins, sembra quasi di avere di fronte un curioso monocolore country, una fragranza che si è sempre annusata nelle trame sonore dei Meat Puppets ma che non aveva mai coperto tutto il resto. Non lo fa nemmeno qui. Anche se Sea of Heartbreak o Outflow sanno pure di country, quello campagnolo – un country comunque ben lontano dal cow-punk sfrenato di un lavoro archetipico come lo storico Meat Puppets II, e che unisce piuttosto la fluidità di Up on The Sun (una fluidità meno guizzante e funky rispetto a quella del disco dell’85 che rimane tra i nostri preferiti della band) alla rustica mistica del più compassato Mirage, se proprio dobbiamo cercare qualche termine di paragone negli album classici del trio di Phoenix.

A portare la giusta varietà in queste dieci canzoni provvedono il grunge a bassa intensità di Unfrozen Memory, il blues incalzante e il vibrante refrain rock che ravvivano The Great Awakening e NightCap e la fantasia acid metal di Vampyr’s Winged Fantasy. Episodi magari non trascendentali, d’accordo. Nemmeno di pura routine però. A un uptempo “desertico” e un po’ mariachi il compito di fare da title-track: potrebbero essere i Calexico saliti un po’ più a nord sulle orme di una melodia di gusto quasi beatlesiano e a braccetto con i Byrds. Invece sono i Meat Puppets, riconoscibili anche quando né del punk che li ha ispirati, né tantomeno del grunge di cui sono stati ispiratori, rimane traccia alcuna.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette