Recensioni

7.4

Spiega tutto il titolo in questo dodicesimo disco dei Meat Puppets. E che bella scelta è, echeggiata dall’artwork ma soprattutto dal contenuto. Sewn Together significa “cucito assieme”: subito pensi a una coperta indiana composta da differenti pezze che acquista senso osservata da lontano. Soltanto così la squisita totalità restituisce la sua superiorità alla mera somma delle parti. Secondo passo della reunion dei fratelli Kirkwood questo album, graditissimo a prescindere visto l’inferno attraversato da Cris causa vicende di droga e cronaca nera che paiono seppellite definitivamente.

Lo sottolinea una ricomparsa in grande stile della “sexy music”, come la battezzarono i diretti interessati; del coacervo di punk, psichedelia e radici che li rese esponenti tra i più sinceri e persuasivi dell’underground americano anni ‘80. Musica del deserto che non suggeriva desolazione e solitudine, casomai il ricordo di policromi, raggianti “trip” interiori. Così è l’Arizona dalle loro parti e ciò accadeva quando erano giovani, persi dentro un paesaggio suggestivo a mescolare l’impossibile in un cocktail stordente. Succede anche qui, tuttavia con continuità e brillantezza sconosciute al predecessore Rise To Your Knees, servito forse da riscaldamento e idem i concerti nel frattempo tenuti col nuovo batterista Ted Marcus.

Ipotesi plausibile alla luce di una dozzina di brani che del succitato stile propongono il riassunto mentre ne sottolineano l’immutata unicità. Senza cigolare di giunture, spediscono i Grateful Dead a formarsi nei primi ’70 (la title track, Rotten Shame) o parafrasano i R.E.M. (Blanket Of Weeds, Smoke). Stringono al cuore il country con svagata vivacità (la fischiettante The Monkey And The Snake, il banjo in I’m Not You) e affidano la propria Grandezza alle traslucide ballate Smoke e Sapphire, senza dimenticarsi certi ibridi tra hard rock, funk e oriente.

Curt oggi risiede in Texas, ma non c’è dubbio che la sua mente vaghi sempre lungo i cieli stellati sopra Phoenix: prova ne siano l’attaccamento al fratello e un ospite che imbraccia la chitarra in un pezzo, il quale – buon sangue non mente – fa di nome Elmo Kirkwood. E’ suo figlio e chissà che in futuro non possa sorprenderci, da fortunato frequentatore di una scuola da elevare ad esempio per eternarne l’insegnamento.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette